Instagram è uno dei social network più in crescita del panorama social mondiale. La sua versatilità, il suo pubblico, la sua immediatezza d’uso e soprattutto la sua diffusione solo mobile ha fatto in modo che diventasse molto interessante anche per le aziende.

Le aziende presenti in Instagram sono 25 milioni.

L’immagine, si sa stimola gli utenti a interagire a interessarsi ai contenuti, a curiosare.

Lo scorso anno sono state attivate funzionalità come: realtà aumentata, filtri facciali, la possibilità di archiviare i propri post, la possibilità di creare storie basate su luoghi e hashtag, una nuova gestione dei commenti.

Alcune aziende stanno testando “funzionalità e-commerce” su Instagram con la possibilità di effettuare direttamente acquisti dalla piattaforma.

Se questo test andrà a buon fine, pare che l’idea dell’azienda di proprietà di Mark Zuckerberg sia quella di tenere separate queste funzionalità dalla piattaforma classica dedicata al pubblico non business.

Nascerebbe così una sorta di “IG Shopping” utile a supportare quelle aziende che vendono on line.

Vedremo. Intanto monitoriamo le novità e vediamo se questo progetto andrà in porto e quale forma prenderà.

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Trasformazione e progresso tecnologico, ne è passata di acqua sotto i ponti da quando per acquistare bastava entrare in un negozio, scegliere il prodotto che più ci piaceva o di cui avevamo bisogno e recarci alla cassa a pagare. Internet e il mondo social hanno rivoluzionato il modo di comprare.

Ma questa trasformazione da parte del consumatore, ha causato un cambiamento nell’approccio anche da parte di chi vende. Chi vende, oggigiorno utilizza sempre più il web, trasformando il sito internet dell’attività in una vetrina a tutti gli effetti. Quindi prima di proporre il proprio prodotto si deve conoscere chi sarà raggiunto dalle nostre offerte ed annunci.

Le trasformazioni tecnologiche hanno via via trasformato anche il modo di comportarsi di chi acquista. Ormai viviamo in una società che corre sempre più veloce, molto spesso, dunque, chi riceve un video non dà molto del suo tempo all’osservazione del contenuto. È quindi sconsigliato optare per video molto lunghi, sarebbe bene proporre video brevi a più rapido impatto. Inoltre è consigliato optare per un video divertente e accattivante che catturi rapidamente l’attenzione dell’utente e che diventi virale (condiviso da più utenti).

Ma chi compra principalmente online? Beh gli acquisti sul web si rivolgono principalmente ad un pubblico giovane. In particolare i millennials sono legati ad esperienze di acquisto online, inoltre con l’avvento e l’evolversi dello smartphone, gli acquisti online avvengono, per la maggior parte, tramite mobile.

Inutile dire poi che i social rappresentano il modo più comodo per raggiungere il pubblico, con Facebook che fa la parte del leone sia per quanto concerne le aziende presenti sullo stesso FB che per quelle presenti su Instagram, che possiamo definire la nuova frontiera social visto che punta tutto sull’immagine.

Per concludere, sempre più aziende puntano strategicamente sul web-marketing. La gente confronta prezzi, valuta e sceglie proprio come se si trovasse all’interno di un negozio fisico. E’ tempo di adeguarsi.

di Alessandro Direse

 

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Post, condivisioni, cinguettii, storie. Stiamo svalvolando? Beh se avessimo scritto queste parole quindici anni fa probabilmente ci avrebbero presi e rinchiusi da qualche parte. Si saremmo stati considerati folli. Fortuna che siamo nel 2018 e il mondo social è permeato completamente nelle consuetudini della vita di tutti i giorni. Dapprima usati per ritrovare vecchi amici e perché no il compagno/la compagna di banco che ci ha fatto battere il cuore, negli anni i social network si sono sempre più evoluti divenendo sempre più strumenti di promozione e modo di dare un target al profilo aziendale.

Famosissime le pagine di Facebook, ma senza sottovalutare social network “in via di sviluppo” come Twitter o Instagram il nocciolo della questione sta tutto in poche piccole domande che dobbiamo porci prima di aprire la pagina o il profilo social della mia attività. Il pubblico è in larga parte raggiungibile attraverso Facebook è vero, ma non sempre il social network più famoso dello stivale è la via più adatta per interloquire con il pubblico. Se intendiamo raggiungere utenti in Gran Bretagna o Stati Uniti, o comunque al di fuori dei confini nazionali, sarebbe indicato cinguettare con Twitter, piattaforma social assai diffusa all’estero. Un altro social in grande crescita è Instagram, piattaforma utilizzata da una fetta di utenti più young.

Una volta deciso il target e il social da seguire (nessuno ci vieta di scegliere più piattaforme), e tenendo comunque presente l’esistenza di social di settore, bisogna decidere il profilo da tenere e il tono da dare alla pagina. Ricordiamo sempre che stiamo gestendo una pagina aziendale e non un profilo personale. Per cui utilizzeremo un tono si amichevole e conciliante ma non confidenziale. In poche parole non invitiamo gli utenti al bar quasi come fosse un aiuto per arrivare a fine mese. Piuttosto cerchiamo di catturare la loro attenzione con post divertenti o incuriosendoli portando loro novità o offrendo un servizio che nessuno ancora offre. Si perché per gestire una pagina Facebook ci vuole oculatezza. Una pagina non incrementerà automaticamente le nostre entrate, ma sicuramente può essere un canale da sfruttare per far si che le nostre entrate aumentino. Se ci spostiamo su Instagram invece, opteremo su contenuti o brevi video in cui descriviamo o mostriamo l’attività in maniera pulita ed ordinata e potremmo prendere come esempio le pagine di personaggi famosi. Se si è in più persone a pubblicare contenuti, ricordatevi di dare linee guida rigide, far si che la comunicazione appaia sempre uniforme.

Sfruttare dunque i social network come spinta verso il successo dell’attività è un’opportunità che deve essere sfruttata al meglio e gestita in maniera capillare. I risultati non tarderanno ad arrivare.

Di Alessandro Direse

 

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Non è che sia una cosa nuova, anche in passato, prima dell’avvento di Internet, dei motori di ricerca e, successivamente, dei Social Network, la reputazione di un negozio, di un’azienda contava eccome. L’unica cosa, forse, era che prima la reputazione rimaneva circoscritta all’area operativa dell’azienda senza diffondersi a macchia d’olio come avviene oggi.

Oggi, con l’avvento e la diffusione del web partecipato da parte degli utenti e con la possibilità da parte di tutti di commentare e condividere, la buona reputazione di chi fa impresa è fondamentale per non rischiare di essere cancellati dal mercato in breve tempo.

Se un’azienda oggi, per incidente o per colpa, vede incrinarsi la propria reputazione potrebbe avere seri danni d’immagine che potrebbero portarla o a chiudere, o a investire moltissimo per recuperare il danno d’immagine, o addirittura a cambiare nome per rinnovarsi ed essere meno riconoscibile del passato. Se vogliamo fare un esempio recente, pur non facendo nomi, possiamo ricordare come qualche anno fa, una nota compagnia aerea tedesca è stata costretta a cambiar nome perché un suo pilota chiudendosi in cabina di pilotaggio e lasciando fuori, in volo, il resto dell’equipaggio, ha portato a schiantarsi contro un monte volontariamente un aereo di linea “semplicemente” per suicidarsi. Ci furono decine di morti e l’azienda fu in qualche modo ritenuta responsabile, dall’opinione pubblica, della mancata vigilanza sullo stato psichico dei suoi piloti. Danno irreparabile alla propria reputazione e decisione di cambiare nome.

Ecco perché oggi più di ieri è fondamentale per ogni azienda non avere “segreti” o “scheletri negli armadi” ed è importantissimo fornire ai propri clienti prodotti, servizi di qualità e un servizio assistenza encomiabile e soprattutto in grado di creare con essi forte empatia.

Alle volte anche un errore può diventare un valore aggiunto se l’azienda sa recuperarlo con classe e trasparenza, senza nasconderlo. Non sono rari i casi di aziende che, ad esempio, sostituiscono completamente un prodotto, magari aggiungendo anche un regalo per il cliente danneggiato.

Quel cliente diventerà uno dei primi sostenitori dell’azienda.

La reputazione è importante sempre più anche per chi deve valutare un’azienda, una persona, un professionista. Sono sempre di più (quasi tutte) le aziende che prima di sottoscrivere un contratto con un’altra azienda la “osservano” sulla rete, su suoi canali e attraverso i commenti e le valutazioni dei suoi clienti. Ho sentito dire che anche le banche, per concedere un prestito o particolari condizioni, non disdegnano di guardare cosa succede sui canali on line dell’azienda oggetto di valutazione.

Attenzione però perché anche persone e professionisti sono “attenzionati” da chi vuole entrare in contatto con loro. Chi manda curriculum in giro, ad esempio, non dimentichi che quasi tutte le aziende vanno a guardare i comportamenti della persona in questione sui social. Se uno si presenta come inaffidabile (magari anche senza esserlo) potrebbe essere scartato a prescindere da come andrà il colloquio di lavoro, semmai ci sarà.

La reputazione conta. Questo non vuol dire essere falsi o apparire per quello che non si è. Semplicemente vuol dire che oggi i confini di quelle che una volta potevano essere considerate come questioni private oggi non lo sono più.

Perché il vostro BRAND siete voi e quello che pensano gli altri di voi!

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Credo sia naturale, per ciascuno di noi, quando abbiamo bisogno di risolvere un problema, di cercare una soluzione la più veloce possibile. Anzi direi quasi che si vada in cerca della ricetta, unica e certa che ci risolva tutti i problemi.

Ma c’è una ricetta che ci dia il modo di raggiungere risultati soddisfacenti e di successo da applicarsi al nostro progetto di e-commerce, qualunque esso sia ?

Se ci fosse “una” ricetta saremmo tutti tutti uguali, nessuno emergerebbe e non vedremmo alcun risultato.

La domanda principe è: i clienti di un autoricambi sono gli stessi di un negozio di moda o di local food ? Possiamo avere lo stesso approccio sia con gli uni che con gli altri, che con gli altri ancora ?

La risposta certamente è no. E poi… Quali sono gli obiettivi che ciascuno dei tre soggetti d’esempio citati sopra ? Sono uguali ? E non mi dite che un obiettivo è: vendere di più…

Perché è certamente vero, ma detto così più che un obiettivo è una speranza.

Per vendere di più, il macellaio, il negoziante di moda e l’esperto di food a chilometro zero devono operare allo stesso modo ?

  • La prima cosa che ciascuno dei tre deve fare è sapere chi sono i “suoi” clienti. E anche qui non ci mettiamo a dire che sono “tutti”.
  • La seconda cosa da sapere è dove vivono, o meglio qual’è il mio raggio d’azione operativo, logistico e commerciale e quali saranno i miei costi per raggiungere i miei clienti. Potrebbe darsi che se lavoro in Puglia, un mio potenziale e interessante cliente di Milano, non sarà mai un mio cliente.
  • La terza cosa è sapere come si comporta la mia concorrenza e, soprattutto, chi è la mia concorrenza.
  • La quarta cosa è con quali messaggi e con quali strumenti penso di raggiungere i miei clienti potenziali
  • Quinta cosa, come li coinvolgerò
  • Sesta cosa, in quali cose, con quali strumenti, con quali strategie e con quali messaggi riuscirò ad emergere
  • Settima e ultima cosa, quali sono le mie risorse:
    • Economiche
    • Commerciali
    • Umane
    • A chi mi affiderò (avrò consulenti ? – ho degli esperti interni)
    • Quanto tempo vorrò dedicare a questa attività

Non mi dilungo ancora nell’elenco delle cose da valutare e da mettere in campo, quello che però so per certo è che la vera e unica ricetta non esiste !

Se sapremo valutare caso per caso e fare le scelte giuste, se sapremo scegliere per la nostra azienda le giuste strade da percorrere con tenacia e pazienza, allora otterremo dei risultati, altrimenti non sarà né più né meno che una buona improvvisata…

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Stiamo preparando la nostra campagna su FB, allora cominciamo con un primo gruppo di scelte da fare per configurare il nostro pubblico, cioè chi la nostra campagna di Advertising dovrà coinvolgere. Come detto in alcuni post precedenti utilizziamo Facebook Business Manager:

  • Cominciamo con il paese in cui vogliamo che vengano resi visibili i nostri post sponsorizzati. Il Paese può essere uno o più di uno.
  • La seconda opzione riguarda la lingua. E’ sempre importante impostare la lingua anche se abbiamo scelto un solo Paese. Così facendo andremo a “dire a Facebook” che vogliamo che leggano i nostri annunci solo quegli utenti che hanno impostata su FB una determinata lingua. Se fosse in Italia vorremmo che gli annunci siano visibili solo a chi vive in Italia e che ha come lingua di utilizzo di FB l’italiano.
  • A seconda del pubblico che vogliamo colpire è chiaro che è di fondamentale importanza andare a indicare quale fascia d’età vogliamo coinvolgere. Non è detto che la nostra sponsorizzata interessi a tutti, quindi scegliere chi coinvolgere è un altro modo per segmentare il nostro pubblico. Chi è il nostro pubblico, che età ha ? In base alla risposta che ci diamo, facciamo le scelte conseguenti.
  • Se parliamo di segmentazione il nostro pensiero non può non andare anche al sesso del nostro pubblico. Ci stiamo rivolgendo a uomini o donne, o a tutti e due ? Uomini e donne hanno un modo diverso di percepire i messaggi, differenziare può aiutare a ottenere risultati migliori.

Fatta questa prima selezione di possibili utenti Facebook da coinvolgere per Paese, lingua, età e sesso, dobbiamo adesso scendere più nei particolari cercando di capire e definire a quale fascia sociale appartengono, che lavoro fanno, sono sposati, single, hanno figli ? E poi, ancora: Che interessi hanno ? Quali sono le loro abitudini i loro comportamenti ?

  • Fasebook a un certo punto ci chiede nell’area “Dati demografici” quale pubblico ci interessa coinvolgere a seconda dell’istruzione, del tipo di lavoro, di composizione familiare e anche rispetto a quale stile di vita il nostro possibile interlocutore deve essere classificato. Se promuovo prodotti per coppie, il mio target non potrà che essere quello delle persone sposate e dei fidanzati. Se sono prodotti un po’ più rivolti ai single escluderemo ovviamente sposati e fidanzati. Se sono prodotti per bambini le donne e le mamme saranno in cima alla nostra lista eccetera, eccetera.
  • Se c’è un aspetto che entra proprio a fondo nella nostra esigenza di meglio selezionare il nostro target è la voce “Interessi”. Come fa Facebook a dividere per interessi il nostro possibile pubblico ? Lo fa utilizzando le informazioni che ciascuno di noi condivide e rende pubbliche attraverso il proprio profilo. Grazie a queste informazioni Facebook è in grado di dividere i propri iscritti sapendo quali sono le loro simpatie e o i loro interessi, se hanno in uso particolari applicazioni sul proprio profilo, si farà un’idea in base a quali pagine fan ciascun utente avrà messo mi piace, a quali foto o video condivide, quali sono gli amici più seguiti e quali i post che per ciascuno di noi hanno più successo. Un vero e proprio screening della persona. Facebook utilizzando nell’area “Interessi” l’opzione “sfoglia” fornirà un elenco di categorie che il social stesso ci andrà a suggerire, compresa la possibilità di scegliere delle categorie simili a quelle da noi indicate in un primo momento.
  • Un po’ più complessa è la gestione della sezione “Comportamenti”. Con questa scelta che ci offre FB, possiamo scegliere il nostro possibile pubblico in base alle sue abitudini, a ciò che ha intenzione di acquistare, a che uso fa del suo dispositivo di navigazione. Ci sono anche tante altre possibili opzioni a scegliere, tra queste ad esempio quelle legate a ciò che un utente in quel momento sta facendo, ad esempio: sta viaggiando, si trova in un determinato luogo, segue post legati a un viaggio, si informa su biglietti aerei, e tanto altro ancora.

Inutile dire che fare Facebook ADS è anche una palestra, cioè bisogna tentare, verificare i risultati, cambiare pian piano dei parametri e vedere come va per vedere come risponde il pubblico che saremo andati a segmentare. Nulla ci può essere di predefinito e di sempre valido. E’ valido ciò che porta risultati rispetto agli obiettivi (plausibili) che ci siamo posti all’inizio.

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Facebook mette a disposizione dei propri clienti Facebook ADS la piattaforma di advertising presente in Facebook Business Manager.

Tralasciando subito l’idea di far partire una campagna di sponsorizzazione di un post realizzata con strumenti automatici, è necessario prevedere di personalizzare la propria campagna utilizzando al meglio gli strumenti a disposizione per raggiungere con maggior precisione il proprio pubblico. Cioè quello che meglio potrebbe rispondere alle sollecitazioni del post.

Non sempre fare delle campagne generiche paga, anzi non paga quasi mai. Quanto più ciò che promuoviamo è specifico tanto più otterremo risultati.

Per essere precisi bisogna conoscere bene tutte le variabili a disposizione per poter agire.

Ma, come possiamo creare una campagna su Facebook ADS e segmentare efficacemente il nostro pubblico? La prima cosa gli obiettivi !

Per mettere su una campagna bisogna avere un account su Facebook business manager. A quel punto bisogna scegliere l’obiettivo della campagna.

Facebook divide gli obiettivi di una possibile campagna in tre gruppi di obiettivi:

  1. Legati al brand e all’azienda – Aumentare la notorietà:
    • Mettere in evidenza i vari post
    • Promuovere direttamente la propria pagina FAN.
    • Raggiungere con i propri post le persone più vicine alla propria azienda
  2. Generare nuovi lead, cioè trovare possibili nuovi clienti:
    • Fare in maniera di fare arrivare nuove persone al sito web aziendale.
    • Fare in maniera che gli utenti raggiunti possano scaricare un nostro software e installarlo.
    • Promuovere un evento e invogliare alla partecipazione.
    • Aumentare le visualizzazioni di un video.
    • Mettere insieme nuovi contatti per la propria azienda.
  3. Convertire i contatti in clienti. Aumentare le vendite:
    • Fare in modo che le visite sul sito internet convertano di più.
    • Fare in maniera tale che i fan (utenti) interagiscano maggiornmente con le APP aziendali.
    • Fare in modo che le persone si interessino alle nostre offerte.

Nella rivoluzione portata nel lontano 2004 da Mark Zuckerberg con Facebook piano piano hanno acquisito importanza capitale le pagine fans. Questo è importante soprattutto per chi ha una attività e vuole promuoverla, perché comporta introiti e pubblico non indifferenti. Per fare marketing avere una pagina Facebook ben curata è diventato fondamentale.

Ma sappiamo come gestire una pagina Facebook?

Magari dopo un inizio boom la pagina si è gradualmente afflosciata. Bisogna prestare molta attenzione a questo aspetto. Si perché la colpa, anche se non del tutto può essere anche vostra. Il germe di questa devitalizzazione potrebbero essere proprio i tuoi fans. Magari, attratto dai grandi numeri sei propenso ad accettare tutto ciò che circola sulla tua pagina. Nulla di più sbagliato. Si perché molti like che transitano sulla tua pagina potrebbero appartenere a profili fasulli. I profili fasulli li riconosci da alcune particolarità. Sono in genere profili con poche foto, o che hanno nomi inconcepibili. Magari non hanno un immagine del profilo e non accedono quasi mai al social. Questo è quanto mai dannoso. Si perché Facebook un po’ come un Grande Fratello si accorge che questi profili sono fake e rende i tuoi post invisibili automaticamente. Come correggere il tiro e tornare in carreggiata? Beh semplice come bere un bicchier d’acqua, ripulendo la fanbase. Ripulire la fanbase ossia rimuovere un fan della pagina è semplice, ma soprattutto se abbiamo un numero di seguaci elevato potrebbe essere un lavoro certosino e quotidiano. Andiamo nelle impostazioni di pagina, e all’interno della sezione persone e altre pagine andremo a rimuovere quei fans che ci recano danno. Ma attenzione non eliminiamo tutti i contatti in una volta. Altri accorgimenti per una pagina curata alla perfezione sono: non inserire immagini di scarsa qualità, niente emoji, non esagerare con l’uso di hastag, poca propensione al dialogo con gli utenti, scarse informazioni sull’ azienda, non targhettizzare il pubblico per ogni post, niente investimenti per post sponsorizzati, utilizzare contenuti in linea con gli interessi dei follower.

Sapere chi sono quindi e studiare il loro comportamento è fondamentale.

di A.D.

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Vendere sul web non è una cosa improvvisata. Per questo bisogna farlo a piccoli passi. Una delle primissime mosse per intraprendere attività di web marketing è il content marketing.

Ma cosa si intende di preciso per content marketing?

Il content marketing è il processo di creazione di contenuti ad esempio video, podcast, grafiche e quant’altro atti a catturare l’attenzione dell’ utente.

Nel momento in cui il nostro viene in contatto con noi sui canali digitali lo fa proprio attraverso i contenuti. Siamo nella fase della conoscenza. Il content marketing utilizza un approccio soft.

Come si realizza il percorso che porterà il potenziale cliente a diventarlo veramente?

Abbiamo 3 fasi.

La prima sta nel fatto che bisogna rendere il cliente consapevole dell’esistenza di un problema. Dunque siamo nella fase della consapevolezza. Essere coscienti.

Andando avanti si passa alla fase della valutazione. In questa fase il potenziale cliente valuta le nostre proposte, ma anche quelle messe a sua disposizione dai nostri concorrenti.

Oltrepassato positivamente (ci auguriamo) questo scoglio, siamo nella fase cosiddetta della conversione, cioè i clienti raggiungono una decisione definitiva. Decidono di comprare.

In ognuna di queste 3 fasi l’utente ha bisogno di contenuti pensati proprio per ciascuna di esse.

Nella prima fase l’utente avrà bisogno di contenuti che facilitino la consapevolezza. In questa fase, ad esempio, utilizzeremo i blog o strumenti come newsletter, audio e video che hanno una forte presa sull’utente.

Ciascuna fase di un funnel di vendita o di marketing ha bisogno di bussole diverse.

Nella fase della valutazione e della conversione avremo bisogno di strumenti più evoluti, (Webinar, download di software, demo, presentazione casi di successo, altro materiale) per accompagnare nei vari momenti l’utente.

Per fare content marketing come si deve, si deve capire il presente per anticipare il futuro, cercando di creare contenuti capaci di catturare l’attenzione costantemente. Anticipare l’intento è dunque la carta vincente di un buon content marketing

Ad ogni contenuto creato va sempre collegata un’azione successiva che l’utente deve essere invogliato a svolgere. Quanto più l’azione è chiara e invitante, tanto più i tassi di conversione saranno elevati.

Inutile dire che quanto più è preciso e segmentato il nostro target tanto più saremo precisi e otterremo risultati. Se anche i contenuti sono segmentati anche i risultati saranno migliori.  

Cos’è il content marketing segmentato?

Questo tipo di content marketing è molto impegnativo, perché si rivolge a un target di utenti differenziati anche nei gusti di fruizione dei contenuti. Il mondo è bello perché è vario no? Anche gli utenti sono diversi tra loro. Potremmo trovarci di fronte a persone che amano lunghi post informativi o altri che prediligono video o audio, altri che amano e traggono le proprie informazioni dalle immagini.

Ma il content marketing è davvero efficace?

Non c’è comunicazione senza contenuti, non c’è relazione senza scambio di informazioni.

di A.D.

Per approfondire chiedici un incontro.

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Se utilizziamo i social network per promuovere la nostra azienda, i nostri prodotti non possiamo pensare di utilizzare solo il posizionamento naturale, cioè la pubblicazione di post, immagini, video e aspettare che piacciano ai nostri fan o ai nostri contatti personali.

C’è bisogno di accompagnare il nostro lavoro di produzione di contenuti con campagne di advertising on line. Se parliamo di Facebook è necessario usare Facebook ADS.

Il posizionamento naturale di un post in Facebook tenta di raggiungere i fan che seguono una  pagina. Questo vorrà dire che fatto 1000 fan, se la pagina funziona molto bene (i fan sono quelli giusti) e i contenuti sono interessanti raggiungeremo tra le 500 e le 700 persone mediamente.

Ma quante di queste persone sono veramente interessate al nostro contenuto ? Per interessate intendo dire: Quante persone sono disposte a “comprarci” come brand, ad approfondire ciò che l’azienda propone in quel momento?

Per chi è il mio contenuto ? E’ trasversale o può interessare solo una parte dei miei fan ?

Se si vuole essere efficaci, pur di fronte a una platea mediamente interessata a ciò che racconto, bisogna ben individuare quali possono essere i soggetti per i quali la nostra proposta diventa quasi “irresistibile”.

Quali persone, maschi o femmine, quale età, di cosa si occupano e quali sono i loro interessi, in quale area geografica si muovono e così via.

Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di segmentare il nostro pubblico, sia tra quelli che ci seguono già, ma anche e soprattutto tra quelli che potrebbero seguirci, potrebbero essere interessati ai nostri prodotti ma che non lo fanno ancora.

Un lavoro giusto o sbagliato di segmentazione di una campagna Facebook fa di essa un successo o un insuccesso.

In fondo il marketing ha sempre lavorato, anche prima dell’avvento del web e del web 2.0,  per segmentare il mercato e costruire campagne promozionali in grado di colpire ed emozionare un determinato target.

Oggi utilizzando gli strumenti messi a disposizione da Facebook ADS e dall’area Facebook Business è possibile creare delle campagne molto ben targettizzate, monitorarle ed eventualmente correggerle e affinarle sempre meglio anche durante il lavoro di presenza sulla piattaforma.

Ma come si fa un corretto lavoro di segmentazione ? Lo vediamo in un prossimo post che andremo a pubblicare nei prossimi giorni. Tornate a trovarci !

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