Instagram è uno dei social network più in crescita del panorama social mondiale. La sua versatilità, il suo pubblico, la sua immediatezza d’uso e soprattutto la sua diffusione solo mobile ha fatto in modo che diventasse molto interessante anche per le aziende.

Le aziende presenti in Instagram sono 25 milioni.

L’immagine, si sa stimola gli utenti a interagire a interessarsi ai contenuti, a curiosare.

Lo scorso anno sono state attivate funzionalità come: realtà aumentata, filtri facciali, la possibilità di archiviare i propri post, la possibilità di creare storie basate su luoghi e hashtag, una nuova gestione dei commenti.

Alcune aziende stanno testando “funzionalità e-commerce” su Instagram con la possibilità di effettuare direttamente acquisti dalla piattaforma.

Se questo test andrà a buon fine, pare che l’idea dell’azienda di proprietà di Mark Zuckerberg sia quella di tenere separate queste funzionalità dalla piattaforma classica dedicata al pubblico non business.

Nascerebbe così una sorta di “IG Shopping” utile a supportare quelle aziende che vendono on line.

Vedremo. Intanto monitoriamo le novità e vediamo se questo progetto andrà in porto e quale forma prenderà.

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Con i dati delle vendite di e-commerce business-to-business, pronte a volare verso un fatturato di più di 900 miliardi di dollari nel 2018, secondo Forrester Research, le aziende che se ne occupano non possono non investire nell’e-commerce B2B.  

Se la progettazione grafica resta un dato importantissimo e la tecnologia altrettanto, è fondamentale anche mappare il percorso che l’utente fa sul sito e-commerce per giungere all’acquisto.

Questa mappatura aiuta a identificare meglio quali sono le esigenze del cliente anche nel settore B2B.

Come ogni sito internet anche un e-commerce B2B deve aiutare il potenziale acquirente a raggiungere l’acquisto finale fin dalla prima visita con poche e facili scelte da compiere nella navigazione.

Quanto meglio è costruito il percorso di avvicinamento all’acquisto o al contatto, tanto più e tanto meglio si arriverà a ottenere buoni risultati con un sito e-commerce.

Visita iniziale del sito e prime impressioni

A differenza dei clienti al dettaglio, che acquistano per una molteplicità di motivi, senza dimenticare quelli emotivi, i clienti B2B visitano un sito di e-commerce perché hanno un problema o un’esigenza aziendale da risolvere.

Partendo da questo assunto è necessario utilizzare bene i contenuti partendo da: articoli del blog azienda, possibili webinar, documenti tecnici, guide all’acquisto e casi di studio.

In questo modo, chi visita il sito aziendale, sarà aiutato, nella fase iniziale, a comprendere se le soluzioni proposte aiutino effettivamente nella soluzioni dei propri problemi aziendali.

Gli acquisti B2B spesso coinvolgono molti decisori in un’azienda acquirente, incluse persone presenti in più aree funzionali. Per questo motivo è particolarmente utile integrare strumenti di collaborazione e social nel tuo sito che consentano a diverse persone di vedere e valutare i potenziali acquisti.

Sarebbe il massimo se gli acquirenti potessero aggiungere note personalizzate a qualsiasi articolo visibili a tutto il team, affinché i membri dello stesso possano valutare il potenziale acquisto.

Il post continua tra qualche giorno… Intanto se hai bisogno di un consiglio contattaci !

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Su mercati che sono liberalizzati e che quindi vedono diverse aziende competere tra di loro, è fondamentale, oltre che avere buoni prodotti, anche avere dei buoni e semplici strumenti di vendita.

Sempre più persone acquistano on line, sempre più persone acquistano anche utilizzando gli strumenti mobili come Smartphone e Tablet.

Anche per aziende che fanno trasporto passeggeri su gomma, rotaia e per mare, avere una buona piattaforma digitale di vendita del prodotto è un vantaggio non da poco.

Poter vendere un biglietto, fare ticketing con un software semplice ed efficace, rende ancor più competitiva l’azienda.

Anche il ticketing on line è una forma di e-commerce. Asernet nelle scorse settimane ha lanciato sul mercato QTicket, la piattaforma software per il ticketing online. Qticket consente di vendere biglietti di viaggio in mobilità o  tramite agenzie utilizzando qualsiasi Smartphone Android, iPhone o Windows mobile.

 

Un software di ultima generazione quello commercializzato da Asernet.

Qticket è una piattaforma progettata per aziende di trasporto urbano ed extraurbano su gomma, su rotaia o via mare.

La procedura d’acquisto dei biglietti è semplice e veloce, pensate che è possibile completare l’acquisto del biglietto in meno di un minuto. L’utilizzo di Paypal, e dei più diffusi sistemi di pagamento on line, consente di pagare direttamente sulla rete senza difficoltà e in perfetta sicurezza. Per la piattaforma è prevista una versione anche per le agenzie che rivendono i biglietti.

La tariffazione dei biglietti è molto flessibile e utilizza una serie di parametri come: il periodo d’acquisto, la data di viaggio, la data di prenotazione, il tipo di passeggero, (bambino, studente…).

Le tratte, le diramazioni, i cambi, i trasbordi, i raccordi, il numero di veicoli da utilizzare nella tratta, non sono più un problema con Qticket.

Con Qticket è possibile inoltre:

  • Gestire la rete vendita delle agenzie
  • Rilasciare apposite API per integrare il software con: siti esterni, aggregatori web, gestionali e altri software
  • Tracciare i tuoi percorsi su Google transit grazie ai suoi moduli aggiuntivi

Qticket utilizza il cloud in maniera da eliminare qualsiasi problematica legata all’infrastruttura e alla sicurezza della rete e dell’hardware.

Sul sito di Qticket è possibile chiedere una demo.

Credo sia naturale, per ciascuno di noi, quando abbiamo bisogno di risolvere un problema, di cercare una soluzione la più veloce possibile. Anzi direi quasi che si vada in cerca della ricetta, unica e certa che ci risolva tutti i problemi.

Ma c’è una ricetta che ci dia il modo di raggiungere risultati soddisfacenti e di successo da applicarsi al nostro progetto di e-commerce, qualunque esso sia ?

Se ci fosse “una” ricetta saremmo tutti tutti uguali, nessuno emergerebbe e non vedremmo alcun risultato.

La domanda principe è: i clienti di un autoricambi sono gli stessi di un negozio di moda o di local food ? Possiamo avere lo stesso approccio sia con gli uni che con gli altri, che con gli altri ancora ?

La risposta certamente è no. E poi… Quali sono gli obiettivi che ciascuno dei tre soggetti d’esempio citati sopra ? Sono uguali ? E non mi dite che un obiettivo è: vendere di più…

Perché è certamente vero, ma detto così più che un obiettivo è una speranza.

Per vendere di più, il macellaio, il negoziante di moda e l’esperto di food a chilometro zero devono operare allo stesso modo ?

  • La prima cosa che ciascuno dei tre deve fare è sapere chi sono i “suoi” clienti. E anche qui non ci mettiamo a dire che sono “tutti”.
  • La seconda cosa da sapere è dove vivono, o meglio qual’è il mio raggio d’azione operativo, logistico e commerciale e quali saranno i miei costi per raggiungere i miei clienti. Potrebbe darsi che se lavoro in Puglia, un mio potenziale e interessante cliente di Milano, non sarà mai un mio cliente.
  • La terza cosa è sapere come si comporta la mia concorrenza e, soprattutto, chi è la mia concorrenza.
  • La quarta cosa è con quali messaggi e con quali strumenti penso di raggiungere i miei clienti potenziali
  • Quinta cosa, come li coinvolgerò
  • Sesta cosa, in quali cose, con quali strumenti, con quali strategie e con quali messaggi riuscirò ad emergere
  • Settima e ultima cosa, quali sono le mie risorse:
    • Economiche
    • Commerciali
    • Umane
    • A chi mi affiderò (avrò consulenti ? – ho degli esperti interni)
    • Quanto tempo vorrò dedicare a questa attività

Non mi dilungo ancora nell’elenco delle cose da valutare e da mettere in campo, quello che però so per certo è che la vera e unica ricetta non esiste !

Se sapremo valutare caso per caso e fare le scelte giuste, se sapremo scegliere per la nostra azienda le giuste strade da percorrere con tenacia e pazienza, allora otterremo dei risultati, altrimenti non sarà né più né meno che una buona improvvisata…

Se vuoi approfondire contattaci !

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Cosa hai messo al centro della tua comunicazione? Ciò che vendi o il tuo cliente?
Da cosa sei partito quando hai progettato il tuo piano di web marketing?
Sei sicuro di conoscere il tuo cliente?

Vi racconto un’esperienza vissuta al lavoro proprio quest’anno.

Ero con un cliente che opera nel trasporto di persone su gomma – autobus – con diverse linee anche internazionali e dovevamo pianificare una efficace strategia di web marketing. La prima mia domanda è stata: chi è il vostro cliente? Dopo una lunga chiacchierata la mia attenzione viene richiamata dalla foto di una delle tante fermate operate sulle linee degli autobus.

Chi salirà su questo autobus di linea internazionale? Dalla foto sembra prevalentemente donne giovani o persone più in la con gli anni.

Il motivo per cui sceglieranno il bus come mezzo di trasporto rispetto al treno o all’aereo e il modo con il quale queste due tipologie di persona acquisteranno il biglietto saranno molto diversi: le giovani donne preferiranno il bus perché più “sicuro” rispetto al treno essendoci un minor turnover di passeggeri. Le persone più avanti con gli anni preferiranno il bus perché oltre ad essere più comodo, possono contare su un supporto per il carico – scarico bagagli anche di notevoli dimensioni. Inoltre le giovani donne acquisteranno direttamente on line il biglietto mentre le persone più anziane utilizzeranno le tradizionali biglietterie oppure saranno i loro figli e nipoti ad acquistarli.

Ne deriva che la comunicazione e ogni azione di web marketing deve essere differenziata per entrambe le tipologie di cliente individuato evidenziando determinate caratteristiche piuttosto che altre.
Il punto da cui partire è individuare queste “Buyer Personas” ovvero i profili del cliente della tua azienda. La targhettizzazione è molto importante, più si va nel dettaglio e maggiori saranno i risultati. Questo vuol dire che devi saperne quanto più possibile su ognuno di questi “target”, ponendoti alcune domande.

Ma quali sono le domande a cui devi trovare le giuste risposte? Eccone alcune:
• Qual è il suo problema principale a cui vuole trovare soluzione?
• Quali sono le sue aspettative?
• Su quali media puoi raggiungere queste persone?
• In che modo puoi intercettarli su questi media?
• Che tipo di contenuti (foto e video) li attraggono di più?
• Quali parole o frasi o modi di dire utilizzano maggiormente?
• In che fascia d’età si trovano?
• Sono prevalentemente uomini o donne?
• Etc…..

Domande tese a capire qual è il loro modo di ragionare, cosa li porta a preferire il tuo prodotto o servizio ed acquistarlo.

La conseguenza naturale di questa analisi è che la “buyer personas” ha prima avuto la sensazione che ti stai interessando proprio a lei ed ai suoi problemi e quindi lei ha preferito i tuoi prodotti o servizi.
Lo so, non è facile nè immediato, ma non ci sono scorciatoie.

Attenzione però, non raccontarlo con parole tue. Ricerca invece quelle parole che userebbe la persona che sta cercando come risolvere il suo problema cosi che trovi e preferisca la soluzione da te proposta.
Bene, ora sei pronto a pianificare il tuo piano di web marketing efficace, partendo con il piede giusto!

Se questo articolo ti è stato utile, condividilo con i tuoi contatti.

Raffaele Tortora – Esperto marketing digitale strategico

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Quante volte abbiamo citato questo famoso detto in vita nostra? Quanto è applicabile alla vita di tutti i giorni, specie in unepoca in cui acquisti e transazioni on line sono all’ordine del giorno?

Nessuno comprerebbe roba di un certo valore per strada e da uno sconosciuto, ammettiamolo. Quando qualcuno compra qualcosa ha bisogno di instaurare un rapporto di fiducia con chi gli sta di fronte, cioè con chi vende.

Ecco 9 cose da non dimenticare da parte di chi vende:

  • Rendere interessanti i propri prodotti con contenuti studiati,chiari e in linea con le aspettative del possibile cliente.
  • Essere trasparenti nella vendita. Un sito o un venditore poco trasparenti, difficilmente ispireranno la fiducia del cliente.
  • Lavorare al fine di ottenere commenti e recensioni positivi in modo da attirare nuovi utenti.
  • Dietro il successo/insuccesso di un prodotto c’è sempre il comportamento di un gruppo. È la cosiddetta riprova sociale. Quindi è necessario che il passaparola sia positivo.
  • Il rapporto sulla rete è tra persone e non tra partite IVA. L’utente della rete cerca sempre nel brand la componente umana. Da non dimenticare.
  • Anche se, come si dice, l’apparenza inganna, è anche vero che se la prima impressione è positiva e la cosa avrà riscontro anche nei fatti, avremo un cliente che parlerà bene di noi. Una corretta strategia, un corretto comportamento aziendale, il supporto di consulenti del settore potrà aiutare in questo obiettivo.
  • Non eccedere e non essere assillanti con advertising e pop-up. Questi potrebbero distrarre dall’obiettivo finale che è quello della vendita. In breve potremmo dire: non distrarre mai il cliente dall’acquisto.
  • Mettere in evidenza i buoni risultati di un prodotto, magari attraverso il racconto dei propri clienti.
  • Rendere chiare le regole della transazione. Le truffe sono all’ordine del giorno.

Chi ben comincia è a metà dell’opera. A piccoli passi ci si avvicina alla meta. Cominciamo quindi da queste piccole ma fondamentali accortezze.

di Alessandro Direse

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Dopo tanti anni orami fatti di incontri con imprenditori per implementare portali di eCommerce, mi stupisco quando alcuni di essi mi chiedono ancora: “Ma lei è ingegnere? Ed io no, sono laureato in Economia”.

Quasi che per realizzare un eCommerce di successo bisogna essere innanzitutto dei validi tecnici (ingegneri, informatici, programmatori, etc … )

Questo tradisce quello che è il più grande inganno in cui tanti imprenditori cascano nel momento in cui si approcciano alla rete per aprire un nuovo canale di vendita tutto on line.

Tanto per fare un esempio. Alla prima domanda, che spesso è quale software utilizzate per realizzare il “sito con eCommerce”, io rispondo serenamente …. Perché me lo chiede?!?! E ancora incalzo chiedendogli, ad esempio invece: “qual è il profilo del cliente a cui intende vendere?”

Ma questo non perché la tecnologia utilizzata per lo sviluppo della piattaforma non sia importante, anzi è una delle scelte strategiche da fare con attenzione e meticolosità, ma di certo non è il primo ne l’unico problema da affrontare anche perché la scelta stessa della piattaforma spesso dipende dalle caratteristiche del mercato in cui si intende operare.

La reazione del mio interlocutore, dopo un primo momento di stupore, è solitamente di due tipi:

il primo inizia a raccontarmi di come suoi consiglieri gli hanno raccomandato di usare Prestashop piuttosto che Magento oppure aprire uno store su Amazon e similari, chiedendomi io quale di queste piattaforme userò per il suo progetto;

l’altro inizia a tracciarmi la strategia d’impresa che più o meno ha in testa, mi descrive chi è il suo cliente e in alcuni casi si è fissato anche degli obiettivi da raggiungere nel mercato individuato.

Bene a quel punto faccio a me la stessa prima domanda che pongo loro, ovvero “qual è il mio cliente?”

Il mio cliente è l’imprenditore maturo e consapevole che conosce bene il suo mercato, che sa chi sono i suoi clienti, qual è il suo vantaggio competitivo e il motivo per cui i suoi clienti acquistano o dovrebbero acquistare i suoi prodotti e servizi. Conosce in modo approfondito la marginalità e i costi della sua attività, ha dei buoni canali di approvvigionamento, conosce chi sono i suoi competitor e i loro punti di forza e di debolezza.

Queste sono infatti le precondizioni affinchè ogni idea imprenditoriale, e quindi anche ovviamente un progetto di eCommerce, possa avere successo.

Per tutti gli altri preferiamo una cordiale stretta di mano, in attesa che i tempi maturino.

Raffaele Tortora – Direttore Commerciale Asernet Srl

Ho avuto la fortuna, negli ultimi 5 anni di attività come consulente, di aver seguito e quindi visto nascere, crescere e consolidarsi eCommerce in mercati anche molto differenti tra loro, di aver convissuto con l’imprenditore mio cliente tutte le sofferenze, le paure, i rischi, ma anche le soddisfazioni che ogni progetto ha evidenziato nel suo sviluppo.

Il primo anno come è normale attendersi è servito per capire il mercato in cui si compete, le proprie potenzialità, e per farsi conoscere investendo principalmente sulla propria visibilità.

Il secondo anno, consapevoli dei propri punti di forza e debolezze e di quelli dei propri competitori diretti, ha iniziato a dare i frutti attesi presidiando le nicchie ben individuate e servite investendo nel migliorare il processo di vendita e di fidelizzazione del cliente.

Il terzo anno la piattaforma richiede una evoluzione per adeguarsi alle esigenze sia dell’azienda che dei clienti acquisiti che nel frattempo sono mutate rispetto al primo progetto di sviluppo, per cui è stato necessario investire nella introduzione di strumenti di marketing automation per ridurre i tempi operativi di gestione a vantaggio delle attività strategiche di marketing e lead generation.

Ma il terzo anno è anche il momento che solitamente richiede una scelta fondamentale.

Ovvero spingere sull’accelleratore per diventare veramente grandi e puntare ad una posizione di leadership nel proprio mercato o nicchia di riferimento, oppure consolidare le posizioni rischiando ovviamente che tale approccio conservativo porti, presto o tardi, ad un momento di flessione mettendo così a rischio il patrimonio di clienti creato fino a quel momento.

In questo momento di scelta non facile, il nostro cliente, che nel frattempo ha acquisito anche capacità operative da parte del team dedicato all’eCommerce, è fortemente tentato dall’ internalizzare tutte le funzioni relative allo store e alla sua gestione, compiendo così, a mio avviso, un grande errore strategico.

Mentre considero naturale e anche auspicabile che attività di gestione vengano espletate da personale interno all’azienda dedicato allo store on line, trovo meno condivisibile e addirittura limitante chiudersi all’interno anche su tutte quelle attività di analisi e decision making su tutti i fronti sia marketing che tecnologici collegati all’eCommerce.

Basterà un esempio per rendere più chiaro questo mio pensiero. In qualsiasi settore è vitale l’innovazione, che a volte può anche essere fare la stessa cosa ma in modo differente magari portando un modo di fare tipico in un settore diverso e introdurlo, e questa sarebbe una novità, nel proprio settore dove mai nessuno prima lo aveva mai fatto, appunto innovando. Per arrivare a concepire questo modo di innovare è però necessario interagire con realtà che non vivono la quotidianità aziendale e che anzi lavorando per diverse realtà tra loro differenti su mercati differenti, riescono a portare questa visione divergente in azienda. L’alternativa è appiattirsi su ciò che si è fatto finora e questo non sarà certo la premessa della crescita ricercata.

Raffaele Tortora – Direttore Commerciale Asernet Srl

Se è vero, come abbiamo visto che il punto vendita deve puntare al digital marketing in un’ottica di prossimità in modo da intercettare il pubblico e i possibili clienti che ruotano nella zona del proprio negozio (Webrooming), allora il primo passo da fare è creare un luogo su internet dove questi possibili clienti possano arrivare e trovare notizie utili per recarsi poi in negozio: il sito internet.

Non è assolutamente vero, quindi, che il punto vendita non abbia bisogno di un sito internet o che, se ce lo deve avere, deve essere semplicemente un sito istituzionale, cioè un luogo dove l’azienda dice semplicemente che esiste.

Dando per scontato che il punto vendita abbia un suo business plan e che lo abbia adeguato anche alla nuova avventura su web, sarà necessario disegnare una strategia con obiettivi ben chiari.

Innanzitutto dovrà essere chiaro se l’azienda ha un suo brand di negozio, oppure se vende prodotti con marchi e modelli conosciuti. In entrambi i casi ci sarà bisogno di disegnare una strategia specifica.

Negozio con prodotti di marche non particolarmente conosciute

Nel primo caso se il negozio non vende prodotti di marche particolarmente conosciute, ma con prestazioni simili a prodotti più conosciuti, bisognerà far conoscere sia il brand di negozio che le caratteristiche dei prodotti in vendita.

In questo caso giocheranno un ruolo fondamentale le schede prodotto che dovranno essere presenti nel sito aziendale che avrà quindi al suo interno un catalogo, esattamente come un sito e-commerce,  con la descrizione precisa del prodotto, delle sue caratteristiche e delle esperienze possibili che con essi si potranno vivere (immaginiamo: abbigliamento, elettronica, agroalimentare, ecc.).

Un grande ruolo sarà quindi giocato dai testi e dalle immagini presenti nella scheda prodotto tutti lavorati in ottica SEO (Search Engine Optimization). Si dovrà procedere in maniera attenta a un’analisi delle ricerche che vengono effettuate sulla rete sulla tipologia di prodotti che il negozio tratta  e vende e lavorare le schede di conseguenza, non secondo quello che è il nostro pensiero sulle possibili ricerche, ma secondo quelle che sono effettivamente le ricerche degli utenti sulla rete.

Ad esempio: se tutti cercano “Smartphone” è inutile inserire nel nostro testo “telefono cellulare”. Se tutti cercano “T-shirt” è inutile o meno efficace mettere “maglietta a maniche corte”. Meglio ancora potremmo immaginare un testo complesso con entrambe le diciture, ma con quella principale più in evidenza dell’altra, ad esempio nel titolo della scheda.

Altro fattore fondamentale sarà la georeferenziazione del negozio rispetto al suo territorio. Molto probabilmente sarà importante far capire che la “T-shirt” il cliente la potrà trovare a “Bari, Napoli, Milano”. In quel caso il cliente non solo troverà il prodotto che cerca, magari con caratteristiche e colori desiderati, ma che quei prodotti li potrà acquistare “sotto casa” a “quel prezzo” visto sulla rete.

Inutile dire che nel sito anche “gli orari di apertura” “il dove siamo” e il “come ci si arriva” devono essere chiari.

Negozio che rivende prodotti conosciuti e/o diffusi sulla rete a livello e-commerce

Altra storia è quella del negozio che vende prodotti “famosi” i cui brand, modelli, caratteristiche sono già esplicitati da tanti negozi e-commerce e dalle rispettive case madri.

In questo caso il grosso lavoro da fare è quello di inserire il nostro negozio e i relativi prodotti nel mare magnum della rete. Come bisogna fare ? Bisogna fare in modo che se io vendo “T-shirt Lacoste” questo particolare prodotto deve emergere a livello SEO all’interno del catalogo presente nel mio sito, la scheda anche qui deve essere dettagliata, ma qui il gioco e il ruolo fondamentale è quello della marca e del modello. Se qualcuno cerca  “T-shirt Lacoste” e in particolar modo le cerca a “Foggia” piuttosto che a “Pescara” bisognerà essere tra i primi risultati che il motore di ricerca restituisce all’utente. Questo risultato si deve ottenere nel lungo periodo con un buon posizionamento SEO geolocalizzato (“T-shirt Lacoste Foggia”) e con una buona dose di investimento “Adwords” in Google.

Quando parliamo di brand famosi quindi, la geolocalizzazione diventa importantissima, anzi fondamentale, come pure la politica di prezzo che non  può essere molto distante da quella praticata on line.

Tenendo conto che, come detto, molti guardano i prodotti sulla rete e poi li cercano nel negozio più vicino è bene “essere quel negozio più vicino” e fare in modo che, se ci dovesse essere una leggera differenza di prezzo rispetto all’online, la disponibilità di chi vende e assiste il cliente, la sensazione di toccare e provare il prodotto, di averlo subito a disposizione, impacchettarlo e portarlo a casa, vincano “senza se e senza ma” sul semplice risparmio.

Bisogna quindi avere le idee chiare, avere un buon negozio, il supporto di esperti, le giuste strategie, i giusti strumenti e una quota d’investimento giusta per incrementare le presenze e le vendite in negozio…  Così i risultati si riescono ad ottenere.

Di queste cose parleremo nei prossimi appuntamenti di #EcommerceLAB,

I marchi citati in questo post sono registrati dai rispettivi proprietari

Secondo una ricerca realizzata negli Stati Uniti, ancora il 70% delle persone preferisce acquistare in negozio piuttosto che on line.

Seppure desta preoccupazione il fenomeno dello showrooming, cioè l’abitudine di andare in negozio, provare o vedere un prodotto e poi acquistarlo on line, dobbiamo dire che il fenomeno opposto (il webrooming) è il più diffuso e cioè andare on line cercare un prodotto, vedere caratteristiche e prezzi e poi andare in negozio ad acquistare il prodotto.

Secondo alcune ricerche, mentre lo showrooming è praticato dal 20% dei clienti, pare che il webrooming sia un fenomeno che interessi ben il 40% dei possibili clienti di un negozio .

E’ chiaro che, se è così, il webrooming può essere un grande vantaggio per chi possiede un negozio reale, un punto vendita. Riuscire a intercettare nella propria zona (città – territorio) i clienti che cercano sulla rete dei prodotti e portarli all’interno del proprio store è un obiettivo che non si può né tralasciare, né lasciare ad altri.
Ma perché un consumatore, oggi, con l’avvento delle tecnologie e delle consegne veloci preferisce ancora andare in negozio ? Ecco alcune motivazioni:

  • Per toccare con mano il prodotto; vederlo, provarlo.
  • Per avere la soddisfazione (non da poco) di portare subito a casa il prodotto
  • Perché è più comodo restituire la merce in caso di necessità
  • Per non pagare le spese di spedizione

Quindi? Quindi la battaglia del negozio tradizionale non è persa nei confronti dei negozi digitali, anzi è tutta da giocare. Dove ? Proprio sul digitale e sul proprio territorio.

Il negozio fisico può giocarsi le sue carte diventando multicanale cioè utilizzando sia la rete, sia la forza del negozio fisico per rafforzare il proprio brand e per gestire il rapporto con la clientela.

Essere trovati sulla rete, offrire tutte le informazioni sui propri prodotti, lavorare alla fidelizzazione dei propri clienti, tenerli informati e in contatto, gestire relazioni, fare in modo che i clienti in store possano vivere esperienze, sentire profumi, toccare il prodotto, saggiare una stoffa, vedere un effetto tecnologico sono effetti che un negozio solo digitale non può offrire. E’ su questo che il commerciante del ventunesimo secolo deve giocare.

L’ecosistema digitale del negozio e quello fisico diventano un tutt’uno e cooperano per raggiungere risultati sempre migliori.

Avere un sito quindi e i relativi altri canali web a supporto del negozio è fondamentale per migliorare le performance di quest’ultimo.

Basta mettere in campo strategie e strumenti giusti. Il vostro brand sul territorio crescerà, così come cresceranno le vendite. Ne parleremo nei prossimi appuntamenti di #EcommerceLAB, se invece hai voglia di parlare con noi subito per saperne di più contattaci.