Credo sia naturale, per ciascuno di noi, quando abbiamo bisogno di risolvere un problema, di cercare una soluzione la più veloce possibile. Anzi direi quasi che si vada in cerca della ricetta, unica e certa che ci risolva tutti i problemi.

Ma c’è una ricetta che ci dia il modo di raggiungere risultati soddisfacenti e di successo da applicarsi al nostro progetto di e-commerce, qualunque esso sia ?

Se ci fosse “una” ricetta saremmo tutti tutti uguali, nessuno emergerebbe e non vedremmo alcun risultato.

La domanda principe è: i clienti di un autoricambi sono gli stessi di un negozio di moda o di local food ? Possiamo avere lo stesso approccio sia con gli uni che con gli altri, che con gli altri ancora ?

La risposta certamente è no. E poi… Quali sono gli obiettivi che ciascuno dei tre soggetti d’esempio citati sopra ? Sono uguali ? E non mi dite che un obiettivo è: vendere di più…

Perché è certamente vero, ma detto così più che un obiettivo è una speranza.

Per vendere di più, il macellaio, il negoziante di moda e l’esperto di food a chilometro zero devono operare allo stesso modo ?

  • La prima cosa che ciascuno dei tre deve fare è sapere chi sono i “suoi” clienti. E anche qui non ci mettiamo a dire che sono “tutti”.
  • La seconda cosa da sapere è dove vivono, o meglio qual’è il mio raggio d’azione operativo, logistico e commerciale e quali saranno i miei costi per raggiungere i miei clienti. Potrebbe darsi che se lavoro in Puglia, un mio potenziale e interessante cliente di Milano, non sarà mai un mio cliente.
  • La terza cosa è sapere come si comporta la mia concorrenza e, soprattutto, chi è la mia concorrenza.
  • La quarta cosa è con quali messaggi e con quali strumenti penso di raggiungere i miei clienti potenziali
  • Quinta cosa, come li coinvolgerò
  • Sesta cosa, in quali cose, con quali strumenti, con quali strategie e con quali messaggi riuscirò ad emergere
  • Settima e ultima cosa, quali sono le mie risorse:
    • Economiche
    • Commerciali
    • Umane
    • A chi mi affiderò (avrò consulenti ? – ho degli esperti interni)
    • Quanto tempo vorrò dedicare a questa attività

Non mi dilungo ancora nell’elenco delle cose da valutare e da mettere in campo, quello che però so per certo è che la vera e unica ricetta non esiste !

Se sapremo valutare caso per caso e fare le scelte giuste, se sapremo scegliere per la nostra azienda le giuste strade da percorrere con tenacia e pazienza, allora otterremo dei risultati, altrimenti non sarà né più né meno che una buona improvvisata…

Se vuoi approfondire contattaci !

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Cosa hai messo al centro della tua comunicazione? Ciò che vendi o il tuo cliente?
Da cosa sei partito quando hai progettato il tuo piano di web marketing?
Sei sicuro di conoscere il tuo cliente?

Vi racconto un’esperienza vissuta al lavoro proprio quest’anno.

Ero con un cliente che opera nel trasporto di persone su gomma – autobus – con diverse linee anche internazionali e dovevamo pianificare una efficace strategia di web marketing. La prima mia domanda è stata: chi è il vostro cliente? Dopo una lunga chiacchierata la mia attenzione viene richiamata dalla foto di una delle tante fermate operate sulle linee degli autobus.

Chi salirà su questo autobus di linea internazionale? Dalla foto sembra prevalentemente donne giovani o persone più in la con gli anni.

Il motivo per cui sceglieranno il bus come mezzo di trasporto rispetto al treno o all’aereo e il modo con il quale queste due tipologie di persona acquisteranno il biglietto saranno molto diversi: le giovani donne preferiranno il bus perché più “sicuro” rispetto al treno essendoci un minor turnover di passeggeri. Le persone più avanti con gli anni preferiranno il bus perché oltre ad essere più comodo, possono contare su un supporto per il carico – scarico bagagli anche di notevoli dimensioni. Inoltre le giovani donne acquisteranno direttamente on line il biglietto mentre le persone più anziane utilizzeranno le tradizionali biglietterie oppure saranno i loro figli e nipoti ad acquistarli.

Ne deriva che la comunicazione e ogni azione di web marketing deve essere differenziata per entrambe le tipologie di cliente individuato evidenziando determinate caratteristiche piuttosto che altre.
Il punto da cui partire è individuare queste “Buyer Personas” ovvero i profili del cliente della tua azienda. La targhettizzazione è molto importante, più si va nel dettaglio e maggiori saranno i risultati. Questo vuol dire che devi saperne quanto più possibile su ognuno di questi “target”, ponendoti alcune domande.

Ma quali sono le domande a cui devi trovare le giuste risposte? Eccone alcune:
• Qual è il suo problema principale a cui vuole trovare soluzione?
• Quali sono le sue aspettative?
• Su quali media puoi raggiungere queste persone?
• In che modo puoi intercettarli su questi media?
• Che tipo di contenuti (foto e video) li attraggono di più?
• Quali parole o frasi o modi di dire utilizzano maggiormente?
• In che fascia d’età si trovano?
• Sono prevalentemente uomini o donne?
• Etc…..

Domande tese a capire qual è il loro modo di ragionare, cosa li porta a preferire il tuo prodotto o servizio ed acquistarlo.

La conseguenza naturale di questa analisi è che la “buyer personas” ha prima avuto la sensazione che ti stai interessando proprio a lei ed ai suoi problemi e quindi lei ha preferito i tuoi prodotti o servizi.
Lo so, non è facile nè immediato, ma non ci sono scorciatoie.

Attenzione però, non raccontarlo con parole tue. Ricerca invece quelle parole che userebbe la persona che sta cercando come risolvere il suo problema cosi che trovi e preferisca la soluzione da te proposta.
Bene, ora sei pronto a pianificare il tuo piano di web marketing efficace, partendo con il piede giusto!

Se questo articolo ti è stato utile, condividilo con i tuoi contatti.

Raffaele Tortora – Esperto marketing digitale strategico

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Quante volte abbiamo citato questo famoso detto in vita nostra? Quanto è applicabile alla vita di tutti i giorni, specie in unepoca in cui acquisti e transazioni on line sono all’ordine del giorno?

Nessuno comprerebbe roba di un certo valore per strada e da uno sconosciuto, ammettiamolo. Quando qualcuno compra qualcosa ha bisogno di instaurare un rapporto di fiducia con chi gli sta di fronte, cioè con chi vende.

Ecco 9 cose da non dimenticare da parte di chi vende:

  • Rendere interessanti i propri prodotti con contenuti studiati,chiari e in linea con le aspettative del possibile cliente.
  • Essere trasparenti nella vendita. Un sito o un venditore poco trasparenti, difficilmente ispireranno la fiducia del cliente.
  • Lavorare al fine di ottenere commenti e recensioni positivi in modo da attirare nuovi utenti.
  • Dietro il successo/insuccesso di un prodotto c’è sempre il comportamento di un gruppo. È la cosiddetta riprova sociale. Quindi è necessario che il passaparola sia positivo.
  • Il rapporto sulla rete è tra persone e non tra partite IVA. L’utente della rete cerca sempre nel brand la componente umana. Da non dimenticare.
  • Anche se, come si dice, l’apparenza inganna, è anche vero che se la prima impressione è positiva e la cosa avrà riscontro anche nei fatti, avremo un cliente che parlerà bene di noi. Una corretta strategia, un corretto comportamento aziendale, il supporto di consulenti del settore potrà aiutare in questo obiettivo.
  • Non eccedere e non essere assillanti con advertising e pop-up. Questi potrebbero distrarre dall’obiettivo finale che è quello della vendita. In breve potremmo dire: non distrarre mai il cliente dall’acquisto.
  • Mettere in evidenza i buoni risultati di un prodotto, magari attraverso il racconto dei propri clienti.
  • Rendere chiare le regole della transazione. Le truffe sono all’ordine del giorno.

Chi ben comincia è a metà dell’opera. A piccoli passi ci si avvicina alla meta. Cominciamo quindi da queste piccole ma fondamentali accortezze.

di Alessandro Direse

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Dopo tanti anni orami fatti di incontri con imprenditori per implementare portali di eCommerce, mi stupisco quando alcuni di essi mi chiedono ancora: “Ma lei è ingegnere? Ed io no, sono laureato in Economia”.

Quasi che per realizzare un eCommerce di successo bisogna essere innanzitutto dei validi tecnici (ingegneri, informatici, programmatori, etc … )

Questo tradisce quello che è il più grande inganno in cui tanti imprenditori cascano nel momento in cui si approcciano alla rete per aprire un nuovo canale di vendita tutto on line.

Tanto per fare un esempio. Alla prima domanda, che spesso è quale software utilizzate per realizzare il “sito con eCommerce”, io rispondo serenamente …. Perché me lo chiede?!?! E ancora incalzo chiedendogli, ad esempio invece: “qual è il profilo del cliente a cui intende vendere?”

Ma questo non perché la tecnologia utilizzata per lo sviluppo della piattaforma non sia importante, anzi è una delle scelte strategiche da fare con attenzione e meticolosità, ma di certo non è il primo ne l’unico problema da affrontare anche perché la scelta stessa della piattaforma spesso dipende dalle caratteristiche del mercato in cui si intende operare.

La reazione del mio interlocutore, dopo un primo momento di stupore, è solitamente di due tipi:

il primo inizia a raccontarmi di come suoi consiglieri gli hanno raccomandato di usare Prestashop piuttosto che Magento oppure aprire uno store su Amazon e similari, chiedendomi io quale di queste piattaforme userò per il suo progetto;

l’altro inizia a tracciarmi la strategia d’impresa che più o meno ha in testa, mi descrive chi è il suo cliente e in alcuni casi si è fissato anche degli obiettivi da raggiungere nel mercato individuato.

Bene a quel punto faccio a me la stessa prima domanda che pongo loro, ovvero “qual è il mio cliente?”

Il mio cliente è l’imprenditore maturo e consapevole che conosce bene il suo mercato, che sa chi sono i suoi clienti, qual è il suo vantaggio competitivo e il motivo per cui i suoi clienti acquistano o dovrebbero acquistare i suoi prodotti e servizi. Conosce in modo approfondito la marginalità e i costi della sua attività, ha dei buoni canali di approvvigionamento, conosce chi sono i suoi competitor e i loro punti di forza e di debolezza.

Queste sono infatti le precondizioni affinchè ogni idea imprenditoriale, e quindi anche ovviamente un progetto di eCommerce, possa avere successo.

Per tutti gli altri preferiamo una cordiale stretta di mano, in attesa che i tempi maturino.

Raffaele Tortora – Direttore Commerciale Asernet Srl

Ho avuto la fortuna, negli ultimi 5 anni di attività come consulente, di aver seguito e quindi visto nascere, crescere e consolidarsi eCommerce in mercati anche molto differenti tra loro, di aver convissuto con l’imprenditore mio cliente tutte le sofferenze, le paure, i rischi, ma anche le soddisfazioni che ogni progetto ha evidenziato nel suo sviluppo.

Il primo anno come è normale attendersi è servito per capire il mercato in cui si compete, le proprie potenzialità, e per farsi conoscere investendo principalmente sulla propria visibilità.

Il secondo anno, consapevoli dei propri punti di forza e debolezze e di quelli dei propri competitori diretti, ha iniziato a dare i frutti attesi presidiando le nicchie ben individuate e servite investendo nel migliorare il processo di vendita e di fidelizzazione del cliente.

Il terzo anno la piattaforma richiede una evoluzione per adeguarsi alle esigenze sia dell’azienda che dei clienti acquisiti che nel frattempo sono mutate rispetto al primo progetto di sviluppo, per cui è stato necessario investire nella introduzione di strumenti di marketing automation per ridurre i tempi operativi di gestione a vantaggio delle attività strategiche di marketing e lead generation.

Ma il terzo anno è anche il momento che solitamente richiede una scelta fondamentale.

Ovvero spingere sull’accelleratore per diventare veramente grandi e puntare ad una posizione di leadership nel proprio mercato o nicchia di riferimento, oppure consolidare le posizioni rischiando ovviamente che tale approccio conservativo porti, presto o tardi, ad un momento di flessione mettendo così a rischio il patrimonio di clienti creato fino a quel momento.

In questo momento di scelta non facile, il nostro cliente, che nel frattempo ha acquisito anche capacità operative da parte del team dedicato all’eCommerce, è fortemente tentato dall’ internalizzare tutte le funzioni relative allo store e alla sua gestione, compiendo così, a mio avviso, un grande errore strategico.

Mentre considero naturale e anche auspicabile che attività di gestione vengano espletate da personale interno all’azienda dedicato allo store on line, trovo meno condivisibile e addirittura limitante chiudersi all’interno anche su tutte quelle attività di analisi e decision making su tutti i fronti sia marketing che tecnologici collegati all’eCommerce.

Basterà un esempio per rendere più chiaro questo mio pensiero. In qualsiasi settore è vitale l’innovazione, che a volte può anche essere fare la stessa cosa ma in modo differente magari portando un modo di fare tipico in un settore diverso e introdurlo, e questa sarebbe una novità, nel proprio settore dove mai nessuno prima lo aveva mai fatto, appunto innovando. Per arrivare a concepire questo modo di innovare è però necessario interagire con realtà che non vivono la quotidianità aziendale e che anzi lavorando per diverse realtà tra loro differenti su mercati differenti, riescono a portare questa visione divergente in azienda. L’alternativa è appiattirsi su ciò che si è fatto finora e questo non sarà certo la premessa della crescita ricercata.

Raffaele Tortora – Direttore Commerciale Asernet Srl

Se è vero, come abbiamo visto che il punto vendita deve puntare al digital marketing in un’ottica di prossimità in modo da intercettare il pubblico e i possibili clienti che ruotano nella zona del proprio negozio (Webrooming), allora il primo passo da fare è creare un luogo su internet dove questi possibili clienti possano arrivare e trovare notizie utili per recarsi poi in negozio: il sito internet.

Non è assolutamente vero, quindi, che il punto vendita non abbia bisogno di un sito internet o che, se ce lo deve avere, deve essere semplicemente un sito istituzionale, cioè un luogo dove l’azienda dice semplicemente che esiste.

Dando per scontato che il punto vendita abbia un suo business plan e che lo abbia adeguato anche alla nuova avventura su web, sarà necessario disegnare una strategia con obiettivi ben chiari.

Innanzitutto dovrà essere chiaro se l’azienda ha un suo brand di negozio, oppure se vende prodotti con marchi e modelli conosciuti. In entrambi i casi ci sarà bisogno di disegnare una strategia specifica.

Negozio con prodotti di marche non particolarmente conosciute

Nel primo caso se il negozio non vende prodotti di marche particolarmente conosciute, ma con prestazioni simili a prodotti più conosciuti, bisognerà far conoscere sia il brand di negozio che le caratteristiche dei prodotti in vendita.

In questo caso giocheranno un ruolo fondamentale le schede prodotto che dovranno essere presenti nel sito aziendale che avrà quindi al suo interno un catalogo, esattamente come un sito e-commerce,  con la descrizione precisa del prodotto, delle sue caratteristiche e delle esperienze possibili che con essi si potranno vivere (immaginiamo: abbigliamento, elettronica, agroalimentare, ecc.).

Un grande ruolo sarà quindi giocato dai testi e dalle immagini presenti nella scheda prodotto tutti lavorati in ottica SEO (Search Engine Optimization). Si dovrà procedere in maniera attenta a un’analisi delle ricerche che vengono effettuate sulla rete sulla tipologia di prodotti che il negozio tratta  e vende e lavorare le schede di conseguenza, non secondo quello che è il nostro pensiero sulle possibili ricerche, ma secondo quelle che sono effettivamente le ricerche degli utenti sulla rete.

Ad esempio: se tutti cercano “Smartphone” è inutile inserire nel nostro testo “telefono cellulare”. Se tutti cercano “T-shirt” è inutile o meno efficace mettere “maglietta a maniche corte”. Meglio ancora potremmo immaginare un testo complesso con entrambe le diciture, ma con quella principale più in evidenza dell’altra, ad esempio nel titolo della scheda.

Altro fattore fondamentale sarà la georeferenziazione del negozio rispetto al suo territorio. Molto probabilmente sarà importante far capire che la “T-shirt” il cliente la potrà trovare a “Bari, Napoli, Milano”. In quel caso il cliente non solo troverà il prodotto che cerca, magari con caratteristiche e colori desiderati, ma che quei prodotti li potrà acquistare “sotto casa” a “quel prezzo” visto sulla rete.

Inutile dire che nel sito anche “gli orari di apertura” “il dove siamo” e il “come ci si arriva” devono essere chiari.

Negozio che rivende prodotti conosciuti e/o diffusi sulla rete a livello e-commerce

Altra storia è quella del negozio che vende prodotti “famosi” i cui brand, modelli, caratteristiche sono già esplicitati da tanti negozi e-commerce e dalle rispettive case madri.

In questo caso il grosso lavoro da fare è quello di inserire il nostro negozio e i relativi prodotti nel mare magnum della rete. Come bisogna fare ? Bisogna fare in modo che se io vendo “T-shirt Lacoste” questo particolare prodotto deve emergere a livello SEO all’interno del catalogo presente nel mio sito, la scheda anche qui deve essere dettagliata, ma qui il gioco e il ruolo fondamentale è quello della marca e del modello. Se qualcuno cerca  “T-shirt Lacoste” e in particolar modo le cerca a “Foggia” piuttosto che a “Pescara” bisognerà essere tra i primi risultati che il motore di ricerca restituisce all’utente. Questo risultato si deve ottenere nel lungo periodo con un buon posizionamento SEO geolocalizzato (“T-shirt Lacoste Foggia”) e con una buona dose di investimento “Adwords” in Google.

Quando parliamo di brand famosi quindi, la geolocalizzazione diventa importantissima, anzi fondamentale, come pure la politica di prezzo che non  può essere molto distante da quella praticata on line.

Tenendo conto che, come detto, molti guardano i prodotti sulla rete e poi li cercano nel negozio più vicino è bene “essere quel negozio più vicino” e fare in modo che, se ci dovesse essere una leggera differenza di prezzo rispetto all’online, la disponibilità di chi vende e assiste il cliente, la sensazione di toccare e provare il prodotto, di averlo subito a disposizione, impacchettarlo e portarlo a casa, vincano “senza se e senza ma” sul semplice risparmio.

Bisogna quindi avere le idee chiare, avere un buon negozio, il supporto di esperti, le giuste strategie, i giusti strumenti e una quota d’investimento giusta per incrementare le presenze e le vendite in negozio…  Così i risultati si riescono ad ottenere.

Di queste cose parleremo nei prossimi appuntamenti di #EcommerceLAB,

I marchi citati in questo post sono registrati dai rispettivi proprietari

Secondo una ricerca realizzata negli Stati Uniti, ancora il 70% delle persone preferisce acquistare in negozio piuttosto che on line.

Seppure desta preoccupazione il fenomeno dello showrooming, cioè l’abitudine di andare in negozio, provare o vedere un prodotto e poi acquistarlo on line, dobbiamo dire che il fenomeno opposto (il webrooming) è il più diffuso e cioè andare on line cercare un prodotto, vedere caratteristiche e prezzi e poi andare in negozio ad acquistare il prodotto.

Secondo alcune ricerche, mentre lo showrooming è praticato dal 20% dei clienti, pare che il webrooming sia un fenomeno che interessi ben il 40% dei possibili clienti di un negozio .

E’ chiaro che, se è così, il webrooming può essere un grande vantaggio per chi possiede un negozio reale, un punto vendita. Riuscire a intercettare nella propria zona (città – territorio) i clienti che cercano sulla rete dei prodotti e portarli all’interno del proprio store è un obiettivo che non si può né tralasciare, né lasciare ad altri.
Ma perché un consumatore, oggi, con l’avvento delle tecnologie e delle consegne veloci preferisce ancora andare in negozio ? Ecco alcune motivazioni:

  • Per toccare con mano il prodotto; vederlo, provarlo.
  • Per avere la soddisfazione (non da poco) di portare subito a casa il prodotto
  • Perché è più comodo restituire la merce in caso di necessità
  • Per non pagare le spese di spedizione

Quindi? Quindi la battaglia del negozio tradizionale non è persa nei confronti dei negozi digitali, anzi è tutta da giocare. Dove ? Proprio sul digitale e sul proprio territorio.

Il negozio fisico può giocarsi le sue carte diventando multicanale cioè utilizzando sia la rete, sia la forza del negozio fisico per rafforzare il proprio brand e per gestire il rapporto con la clientela.

Essere trovati sulla rete, offrire tutte le informazioni sui propri prodotti, lavorare alla fidelizzazione dei propri clienti, tenerli informati e in contatto, gestire relazioni, fare in modo che i clienti in store possano vivere esperienze, sentire profumi, toccare il prodotto, saggiare una stoffa, vedere un effetto tecnologico sono effetti che un negozio solo digitale non può offrire. E’ su questo che il commerciante del ventunesimo secolo deve giocare.

L’ecosistema digitale del negozio e quello fisico diventano un tutt’uno e cooperano per raggiungere risultati sempre migliori.

Avere un sito quindi e i relativi altri canali web a supporto del negozio è fondamentale per migliorare le performance di quest’ultimo.

Basta mettere in campo strategie e strumenti giusti. Il vostro brand sul territorio crescerà, così come cresceranno le vendite. Ne parleremo nei prossimi appuntamenti di #EcommerceLAB, se invece hai voglia di parlare con noi subito per saperne di più contattaci.

Alle volte pare assistere all’annoso dilemma: “E’ nato prima l’uovo o la gallina ? E’ meglio puntare sull’e-commerce o sul proprio punto vendita ?”.

E qui ci si divide subito in tifoserie, quelle talebane del web che vedono nell’e-commerce l’unica salvezza e quelle tradizionaliste del punto vendita che vedono solo nella sopravvivenza del negozio il futuro della classe dei commercianti e della stirpe.

E se invece provassimo a chiederci come, grazie alle tecnologie digitali e al digital marketing possiamo ottenere migliori risultati dal nostro negozio, dal punto vendita ?

Il 2016 è stato l’anno (e lo è anche il 2017) del boom dell’e-commerce e proprio lo scorso anno si sono cominciati a osservare in maniera diffusa due fenomeni lo showrooming e il webrooming.

Lo showrooming è quel fenomeno che vede il cliente avere in mente un prodotto, andare a vederlo in negozio e magari a provarlo, poi tornare a casa e completare l’acquisto on line. Una vera iattura per il commerciante.

Il webrooming invece è l’inverso si va on line, si verificano i prezzi di determinati prodotti e poi si va in store a comprarli chiedendo o cercando più o meno gli stessi prezzi.

Questa tipologia di comportamenti si sono ancor più accentuati con l’avvento e la diffusione totale degli smartphone strumenti che ci consentono di essere connessi sempre e di prendere informazioni on line in ogni momento, anche, ovviamente, in negozio.

In entrambi i casi potrebbe sembrare che l’arrivo di queste tecnologie, in particolare quelle on line, possano creare problemi non da poco agli esercenti.

In realtà l’arrivo degli Smartphone è una grossa opportunità da cogliere al volo e con essa l’utilizzo di tutte le tecnologie e le tecniche possibili legate al digital marketing e in particolare al “proximity marketing”.

Cosa può offrire il marketing di prossimità utilizzato attraverso gli smartphone:

Sicuramente informazioni interessanti rispetto a ciò che interessa al cliente in quel momento e in quel luogo.

Nel negozio deve succedere quello che avverrebbe in un e-commerce, cioè: mettere in campo tecniche e strumenti per far conoscere al cliente ulteriori offerte che potrebbero interessargli; la possibilità quindi di vendere ulteriormente (upselling); sapere il parere del cliente e le sue sensazioni al momento dell’acquisto; personalizzare le offerte rispetto al cliente in store; dare ulteriori informazioni o pareri di altri clienti su singoli prodotti in maniera da convincere all’acquisto; promuovere il ritorno in negozio e la fidelizzazione del cliente.

La tecnologia ci mette a disposizione diverse soluzioni in grado di agganciare lo smartphone dei nostri clienti e potenziali tali quando sono vicini al nostro negozio, e in particolare:

Il Wi-Fi – concedere l’accesso wi-fi ai propri clienti in una determinata area consente di ottenere la loro registrazione, (ri)agganciarli non appena rientrano nella vostra area, conoscere la loro identità, fare in modo che si colleghino con voi e le vostre info attraverso le piattaforme social e altri sistemi di autenticazione.

Il Bluetooth è una tecnologia conosciuta e utilizzata da più di 10 anni, negli ultimi tempi sono state realizzate delle piccole  apparecchiature i Beacon e gli iBeacon che consentono di intercettare i dispositivi mobili dei vostri clienti e di inviare loro informazioni. Immaginate in una strada piena di negozi o in un centro commerciale, quante persone si fermano davanti alla vostra vetrina e a quante persone potreste inviare delle informazioni, ad esempio, su ciò che vedono (o non vedono) in vetrina… sulle taglie disponibili, i colori, le prestazioni, le offerte, eccetera.

Altra tecnologia interessante è quella delle NFC (Near Field Communication). Questa tecnologia consente a due dispositivi molto vicini di comunicare tra di loro. E’ grazie a questa tecnologia che oggi è possibile pagare, ad esempio, semplicemente avvicinando il proprio Smartphone alla cassa. Un sistema veloce e sicuro.

Queste però sono tecnologie, è un’ottima cosa che esistano, ma bisogna mettere giù una strategia concreta con degli obiettivi concreti per fare in modo che esse funzionino e ci facciano ottenere dei risultati. C’è bisogno di una strategia di marketing di prossimità ben studiata e ben applicata.

E poi chi lo ha detto che showrooming e webrooming possano essere solo “nemici” del negozio e non invece un’opportunità in più da mettere in campo per i propri clienti ?

Anche di queste cose parleremo a settembre all’#EcommerceLAB

 

 

Che sia un brand già famoso o che sia un brand da creare e lanciare, esso ricopre un’importanza strategica notevole nella rintracciabilità e nell’inconfondibilità del vostro sito e-commerce.

Partiamo dal presupposto che il vostro nuovo sito e-commerce non abbia un brand consolidato, ma un brand da creare e lanciare, ecco due domande che bisogna porsi e alcune considerazioni da fare prima di idearlo, sceglierlo e partire.

Ma cos’è un brand: un logo, un nome, un prodotto o cosa ?

Il Brand è innanzitutto un’emozione che si prova per un marchio (azienda), un servizio, un prodotto.

Cosa ci deve essere in un brand per avere successo ?

  • Certamente la passione di chi ha messo su il progetto e di chi lo porterà avanti
  • La Fiducia: nessuno può pensare di ottenere risultati economici soddisfacenti senza riscuotere la fiducia del suo pubblico e dei suoi clienti. Attenzione, la fiducia non si compra, si conquista con un lavoro corretto e attento all’esperienza d’uso dei propri clienti.
  • I Valori: se dietro a un brand non ci sono valori, sarà difficile ottenere fiducia, sarà difficile sostenere l’impresa. il brand deve trasferire valori
  • L’Identità: Un brand senza identità, senza una suo forte riconoscibilità, non potrà essere ricordato, non potrà scolpirsi nella mente di chi lo acquista. Un brand deve anche trasferire identità. Se lo fa creerà attorno ad esso una community che durerà nel tempo e che si amplierà strada facendo. Se un brand non trasferisce senso di appartenenza non sarà un brand. Immaginiamo Apple, la Vespa, la BMW, l’Alfa Romeo, eccetera. Non sono solo prodotti, sono una community che si distingue da tutte le altre dello stesso tipo. Un utilizzatore di MAC marcherà la sua differenza, un “alfista” difficilmente guiderà una macchina con un altro brand, e così via.
  • Le Persone: sono le protagoniste del successo o dell’insuccesso di un brand. Il Management, gli Operari/sviluppatori, il marketing, il pubblico, i clienti. Sono tutte persone, tutti tasselli determinanti per un successo o per un fallimento.
  • Le Emozioni: Una nota marca di automobili qualche anno fa rimarcava la differenza rispetto alle altre case automobilistiche semplicemente facendo sentire il rumore di chiusura di una portiera. Più emozione di così. Della serie: questo rumore, così perfetto, non ve lo darà mai nessuno.
  • Le Aspettative: Un brand deve creare aspettative, deve essere in grado di incuriosire, di garantire ogni volta che tira fuori un nuovo prodotto nuove emozioni e nuove soluzioni. Un brand non deve essere mai banale, mai scontato.

Il brand non si fa pensare al tipografo, non si acquista on line, non si copia.

(i marchi citati sono registrati dai relativi proprietari)

Abbiamo detto che affrontare il mercato con un sito e-commerce è un progetto complesso che prevede un lavoro di analisi non indifferente e una serie di domande a cui bisogna saper dare delle risposte.

Se diciamo di conoscere il nostro mercato vuol dire che sapremo conoscere il comportamento dei possibili acquirenti, le potenzialità dei nostri concorrenti, quali scenari presenti e futuri si pareranno noi davanti e come sapremo dare delle risposte.

Dovremo sapere, in particolare sul web, come si muovono e chi sono i nostri concorrenti, se ci andremo a rivolgere a una platea geograficamente definita e se il nostro mercato sarà locale: nazione, regione, provincia, città, quartiere o globale.

Altro aspetto fondamentale è conoscere il comportamento del nostro mercato, se ad esempio è costante durante tutto il corso dell’anno, se ci sono dei picchi, se c’è un periodo in cui si vende o se c’è un periodo in cui non si vende o si vende poco, se c’è un periodo in cui è necessario fare delle promozioni o se come azienda si partecipa ad eventi e fiere che vanno sostenute e incoraggiate, dal punto di vista della comunicazione, anche on line e attraverso l’ecosistema web aziendale.

Se parliamo di un negozio on line che vende elettronica, libri, oggetti per la casa, giocattoli, è molto probabile che dovremo essere attrezzati sotto Natale (a partire da novembre) ad avere un afflusso di clienti maggiore e un picco di vendite non indifferente. In questo caso la disponibilità della merce, la logistica, l’organizzazione aziendale, il software di e-commerce dovranno funzionare alla perfezione anche sotto stress. Sarà assolutamente necessario non perdere colpi e soddisfare i propri clienti in tutto e per tutto, compresa la possibilità di offrire confezioni regalo, la consegna in un giorno prestabilito, la possibilità di allegare un biglietto d’auguri eccetera, eccetera.

Se abbiamo un albergo al mare è probabile che la nostra stagionalità sarà legata al periodo estivo e il nostro picco di presenze lo avremo in quel periodo dell’anno per cui da marzo in poi dovremmo essere attrezzati a raccogliere prenotazioni dirette o tramite portali terzi (es. Booking.com, Trivago). Se vendiamo libri scolastici, la nostra stagionalità comincia con la fine dell’anno scolastico e l’inizio del nuovo, e dovremo essere attrezzati.

Se ci sono aziende, per esempio un’azienda vinicola, che ogni anno partecipa al Vinitaly è probabile che, oltre ad organizzare la presenza fisica in fiera e le offerte fiera per l’occasione, dovremo rendere fruibili informazioni sulla partecipazione in fiera e le “offerte fiera” che si parli di BtoC o di BtoB anche on line. Questo perché il nostro business in quel momento è chiaro che può essere concentrato sullo stand fisico della nostra azienda a Verona, ma è altrettanto chiaro che, oggi, questo tipo di presenze, può usufruire dei vantaggi e dell’effetto fiera anche on line.

Se vendiamo sci o scarponi da montagna avremo il nostro picco in inverno o con l’avvicinarsi di esso, se vendiamo costumi da bagno o canotti ci dovremo attrezzare per l’estate e l’avvicinarsi di essa. Se vendiamo entrambe le categorie merceologiche sia estive che invernali, il nostro negozio dovrà cambiare pelle e “vetrina” a seconda del cambiare delle stagioni, magari con degli sconti su ciò che è fuori stagione.

 

Insomma un bravo “negoziante” lo si vede all’opera anche on line.