Secondo alcuni dati dello scorso agosto 2017, il mercato del traffico interregionale passeggeri su gomma cresce a doppia cifra dopo la liberalizzazione del 2014.  Al momento (lo scorso anno) tale mercato vale circa 200 milioni di euro ogni anno con le previsioni per il futuro in crescita. Sempre fino al 2017 si parla di circa 10 milioni di passeggeri trasportati all’anno.

Fino a qualche tempo fa la maggior presenza di aziende organizzate era al sud Italia vista la storica carenza in altri settori del trasporto collettivo, ora, dopo la liberalizzazione del mercato, lo stesso si va sempre più espandendo e radicando su tutto il territorio nazionale. A fine 2016 il trasporto su gomma era arrivato a far viaggiare il 12% del totale dei passeggeri, gli ultimi dati parlano di un mercato che oscilla tra il 15 e il 18% del totale passeggeri trasportato dai vari vettori in Italia.

La tendenza per i prossimi anni, secondo gli osservatori, sarà quella di aziende che faranno business sempre più in forma aggregata.  Detto ciò, da quasi due anni, in Italia, ma non solo in Italia, le aziende di trasporto passeggeri su gomma che effettuano servizi nazionali interregionali e internazionali, proprio perché vince chi si aggrega o collabora, soffrono a causa dell’ingresso in Italia di grossi operatori internazionali che hanno fatto dell’utilizzo del marketing on line e della tecnologia il loro punto di forza.

A questo punto, per competere, le aziende italiane sia piccole, che medie, che grandi hanno deciso ciascuna di fare tre possibili scelte differenti:

  • La prima: affiliarsi con questi grandi operatori, entrare nella grandissima schiera dei loro partner e fornirgli bus, personale e organizzazione logistica.
  • La seconda: resistere da soli. Ci sono aziende che hanno deciso, anche in base alla loro grandezza (di solito hanno fatto questa scelta le più grandi) di continuare a fornire il proprio servizio, attrezzandosi meglio sulla rete e sui social, lavorando al meglio sul servizio di ticketing, accettando la sfida dei prezzi in base all’andamento della singola corsa, aumentando le tratte servite.
  • La terza: Anche se si è piccoli provare a rendere più importante il proprio brand rendendo riconoscibili i propri bus, rendendo il brand riconoscibile sulla rete con apposite strategie di marketing digitale, utilizzando al meglio i social, creando sinergie con altri operatori condividendo sempre più con gli altri il colore dei bus e il marchio commerciale delle linee. Ad esempio: se abbiamo due aziende A e B, potrebbe essere utile avere un marchio commerciale comune “XYZBus” utilizzato sulla rete e riconosciuto dall’utenza.

Anche qui inutile dire che: le strategie, le sinergie tra le aziende, le sinergie con le biglietterie, quelle con l’utenza, la forte collaborazione del proprio personale, un software di ticketing comune a tutte, sono scelte fondamentali per resistere e risultare più appetibili per la clientela e vincere questa sfida sfruttando un mercato così in espansione.

Esiste anche una quarta opzione: continuare a fare solo quello che si è sempre fatto… come si dice: finché c’è vita c’è speranza… ma sarà veramente così o si va verso chiusura certa ?

E’ un tema importante questo per un settore strategico. Se volete siamo a vostra disposizione sia per approfondire l’argomento, sia per mettere in campo strategie di marketing efficaci, per fornirvi strumenti e software adeguati.

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Con i dati delle vendite di e-commerce business-to-business, pronte a volare verso un fatturato di più di 900 miliardi di dollari nel 2018, secondo Forrester Research, le aziende che se ne occupano non possono non investire nell’e-commerce B2B.  

Se la progettazione grafica resta un dato importantissimo e la tecnologia altrettanto, è fondamentale anche mappare il percorso che l’utente fa sul sito e-commerce per giungere all’acquisto.

Questa mappatura aiuta a identificare meglio quali sono le esigenze del cliente anche nel settore B2B.

Come ogni sito internet anche un e-commerce B2B deve aiutare il potenziale acquirente a raggiungere l’acquisto finale fin dalla prima visita con poche e facili scelte da compiere nella navigazione.

Quanto meglio è costruito il percorso di avvicinamento all’acquisto o al contatto, tanto più e tanto meglio si arriverà a ottenere buoni risultati con un sito e-commerce.

Visita iniziale del sito e prime impressioni

A differenza dei clienti al dettaglio, che acquistano per una molteplicità di motivi, senza dimenticare quelli emotivi, i clienti B2B visitano un sito di e-commerce perché hanno un problema o un’esigenza aziendale da risolvere.

Partendo da questo assunto è necessario utilizzare bene i contenuti partendo da: articoli del blog azienda, possibili webinar, documenti tecnici, guide all’acquisto e casi di studio.

In questo modo, chi visita il sito aziendale, sarà aiutato, nella fase iniziale, a comprendere se le soluzioni proposte aiutino effettivamente nella soluzioni dei propri problemi aziendali.

Gli acquisti B2B spesso coinvolgono molti decisori in un’azienda acquirente, incluse persone presenti in più aree funzionali. Per questo motivo è particolarmente utile integrare strumenti di collaborazione e social nel tuo sito che consentano a diverse persone di vedere e valutare i potenziali acquisti.

Sarebbe il massimo se gli acquirenti potessero aggiungere note personalizzate a qualsiasi articolo visibili a tutto il team, affinché i membri dello stesso possano valutare il potenziale acquisto.

Il post continua tra qualche giorno… Intanto se hai bisogno di un consiglio contattaci !

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Trasformazione e progresso tecnologico, ne è passata di acqua sotto i ponti da quando per acquistare bastava entrare in un negozio, scegliere il prodotto che più ci piaceva o di cui avevamo bisogno e recarci alla cassa a pagare. Internet e il mondo social hanno rivoluzionato il modo di comprare.

Ma questa trasformazione da parte del consumatore, ha causato un cambiamento nell’approccio anche da parte di chi vende. Chi vende, oggigiorno utilizza sempre più il web, trasformando il sito internet dell’attività in una vetrina a tutti gli effetti. Quindi prima di proporre il proprio prodotto si deve conoscere chi sarà raggiunto dalle nostre offerte ed annunci.

Le trasformazioni tecnologiche hanno via via trasformato anche il modo di comportarsi di chi acquista. Ormai viviamo in una società che corre sempre più veloce, molto spesso, dunque, chi riceve un video non dà molto del suo tempo all’osservazione del contenuto. È quindi sconsigliato optare per video molto lunghi, sarebbe bene proporre video brevi a più rapido impatto. Inoltre è consigliato optare per un video divertente e accattivante che catturi rapidamente l’attenzione dell’utente e che diventi virale (condiviso da più utenti).

Ma chi compra principalmente online? Beh gli acquisti sul web si rivolgono principalmente ad un pubblico giovane. In particolare i millennials sono legati ad esperienze di acquisto online, inoltre con l’avvento e l’evolversi dello smartphone, gli acquisti online avvengono, per la maggior parte, tramite mobile.

Inutile dire poi che i social rappresentano il modo più comodo per raggiungere il pubblico, con Facebook che fa la parte del leone sia per quanto concerne le aziende presenti sullo stesso FB che per quelle presenti su Instagram, che possiamo definire la nuova frontiera social visto che punta tutto sull’immagine.

Per concludere, sempre più aziende puntano strategicamente sul web-marketing. La gente confronta prezzi, valuta e sceglie proprio come se si trovasse all’interno di un negozio fisico. E’ tempo di adeguarsi.

di Alessandro Direse

 

Per approfondire Contattaci !

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Stiamo preparando la nostra campagna su FB, allora cominciamo con un primo gruppo di scelte da fare per configurare il nostro pubblico, cioè chi la nostra campagna di Advertising dovrà coinvolgere. Come detto in alcuni post precedenti utilizziamo Facebook Business Manager:

  • Cominciamo con il paese in cui vogliamo che vengano resi visibili i nostri post sponsorizzati. Il Paese può essere uno o più di uno.
  • La seconda opzione riguarda la lingua. E’ sempre importante impostare la lingua anche se abbiamo scelto un solo Paese. Così facendo andremo a “dire a Facebook” che vogliamo che leggano i nostri annunci solo quegli utenti che hanno impostata su FB una determinata lingua. Se fosse in Italia vorremmo che gli annunci siano visibili solo a chi vive in Italia e che ha come lingua di utilizzo di FB l’italiano.
  • A seconda del pubblico che vogliamo colpire è chiaro che è di fondamentale importanza andare a indicare quale fascia d’età vogliamo coinvolgere. Non è detto che la nostra sponsorizzata interessi a tutti, quindi scegliere chi coinvolgere è un altro modo per segmentare il nostro pubblico. Chi è il nostro pubblico, che età ha ? In base alla risposta che ci diamo, facciamo le scelte conseguenti.
  • Se parliamo di segmentazione il nostro pensiero non può non andare anche al sesso del nostro pubblico. Ci stiamo rivolgendo a uomini o donne, o a tutti e due ? Uomini e donne hanno un modo diverso di percepire i messaggi, differenziare può aiutare a ottenere risultati migliori.

Fatta questa prima selezione di possibili utenti Facebook da coinvolgere per Paese, lingua, età e sesso, dobbiamo adesso scendere più nei particolari cercando di capire e definire a quale fascia sociale appartengono, che lavoro fanno, sono sposati, single, hanno figli ? E poi, ancora: Che interessi hanno ? Quali sono le loro abitudini i loro comportamenti ?

  • Fasebook a un certo punto ci chiede nell’area “Dati demografici” quale pubblico ci interessa coinvolgere a seconda dell’istruzione, del tipo di lavoro, di composizione familiare e anche rispetto a quale stile di vita il nostro possibile interlocutore deve essere classificato. Se promuovo prodotti per coppie, il mio target non potrà che essere quello delle persone sposate e dei fidanzati. Se sono prodotti un po’ più rivolti ai single escluderemo ovviamente sposati e fidanzati. Se sono prodotti per bambini le donne e le mamme saranno in cima alla nostra lista eccetera, eccetera.
  • Se c’è un aspetto che entra proprio a fondo nella nostra esigenza di meglio selezionare il nostro target è la voce “Interessi”. Come fa Facebook a dividere per interessi il nostro possibile pubblico ? Lo fa utilizzando le informazioni che ciascuno di noi condivide e rende pubbliche attraverso il proprio profilo. Grazie a queste informazioni Facebook è in grado di dividere i propri iscritti sapendo quali sono le loro simpatie e o i loro interessi, se hanno in uso particolari applicazioni sul proprio profilo, si farà un’idea in base a quali pagine fan ciascun utente avrà messo mi piace, a quali foto o video condivide, quali sono gli amici più seguiti e quali i post che per ciascuno di noi hanno più successo. Un vero e proprio screening della persona. Facebook utilizzando nell’area “Interessi” l’opzione “sfoglia” fornirà un elenco di categorie che il social stesso ci andrà a suggerire, compresa la possibilità di scegliere delle categorie simili a quelle da noi indicate in un primo momento.
  • Un po’ più complessa è la gestione della sezione “Comportamenti”. Con questa scelta che ci offre FB, possiamo scegliere il nostro possibile pubblico in base alle sue abitudini, a ciò che ha intenzione di acquistare, a che uso fa del suo dispositivo di navigazione. Ci sono anche tante altre possibili opzioni a scegliere, tra queste ad esempio quelle legate a ciò che un utente in quel momento sta facendo, ad esempio: sta viaggiando, si trova in un determinato luogo, segue post legati a un viaggio, si informa su biglietti aerei, e tanto altro ancora.

Inutile dire che fare Facebook ADS è anche una palestra, cioè bisogna tentare, verificare i risultati, cambiare pian piano dei parametri e vedere come va per vedere come risponde il pubblico che saremo andati a segmentare. Nulla ci può essere di predefinito e di sempre valido. E’ valido ciò che porta risultati rispetto agli obiettivi (plausibili) che ci siamo posti all’inizio.

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Facebook mette a disposizione dei propri clienti Facebook ADS la piattaforma di advertising presente in Facebook Business Manager.

Tralasciando subito l’idea di far partire una campagna di sponsorizzazione di un post realizzata con strumenti automatici, è necessario prevedere di personalizzare la propria campagna utilizzando al meglio gli strumenti a disposizione per raggiungere con maggior precisione il proprio pubblico. Cioè quello che meglio potrebbe rispondere alle sollecitazioni del post.

Non sempre fare delle campagne generiche paga, anzi non paga quasi mai. Quanto più ciò che promuoviamo è specifico tanto più otterremo risultati.

Per essere precisi bisogna conoscere bene tutte le variabili a disposizione per poter agire.

Ma, come possiamo creare una campagna su Facebook ADS e segmentare efficacemente il nostro pubblico? La prima cosa gli obiettivi !

Per mettere su una campagna bisogna avere un account su Facebook business manager. A quel punto bisogna scegliere l’obiettivo della campagna.

Facebook divide gli obiettivi di una possibile campagna in tre gruppi di obiettivi:

  1. Legati al brand e all’azienda – Aumentare la notorietà:
    • Mettere in evidenza i vari post
    • Promuovere direttamente la propria pagina FAN.
    • Raggiungere con i propri post le persone più vicine alla propria azienda
  2. Generare nuovi lead, cioè trovare possibili nuovi clienti:
    • Fare in maniera di fare arrivare nuove persone al sito web aziendale.
    • Fare in maniera che gli utenti raggiunti possano scaricare un nostro software e installarlo.
    • Promuovere un evento e invogliare alla partecipazione.
    • Aumentare le visualizzazioni di un video.
    • Mettere insieme nuovi contatti per la propria azienda.
  3. Convertire i contatti in clienti. Aumentare le vendite:
    • Fare in modo che le visite sul sito internet convertano di più.
    • Fare in maniera tale che i fan (utenti) interagiscano maggiornmente con le APP aziendali.
    • Fare in modo che le persone si interessino alle nostre offerte.

Se utilizziamo i social network per promuovere la nostra azienda, i nostri prodotti non possiamo pensare di utilizzare solo il posizionamento naturale, cioè la pubblicazione di post, immagini, video e aspettare che piacciano ai nostri fan o ai nostri contatti personali.

C’è bisogno di accompagnare il nostro lavoro di produzione di contenuti con campagne di advertising on line. Se parliamo di Facebook è necessario usare Facebook ADS.

Il posizionamento naturale di un post in Facebook tenta di raggiungere i fan che seguono una  pagina. Questo vorrà dire che fatto 1000 fan, se la pagina funziona molto bene (i fan sono quelli giusti) e i contenuti sono interessanti raggiungeremo tra le 500 e le 700 persone mediamente.

Ma quante di queste persone sono veramente interessate al nostro contenuto ? Per interessate intendo dire: Quante persone sono disposte a “comprarci” come brand, ad approfondire ciò che l’azienda propone in quel momento?

Per chi è il mio contenuto ? E’ trasversale o può interessare solo una parte dei miei fan ?

Se si vuole essere efficaci, pur di fronte a una platea mediamente interessata a ciò che racconto, bisogna ben individuare quali possono essere i soggetti per i quali la nostra proposta diventa quasi “irresistibile”.

Quali persone, maschi o femmine, quale età, di cosa si occupano e quali sono i loro interessi, in quale area geografica si muovono e così via.

Per fare tutto ciò abbiamo bisogno di segmentare il nostro pubblico, sia tra quelli che ci seguono già, ma anche e soprattutto tra quelli che potrebbero seguirci, potrebbero essere interessati ai nostri prodotti ma che non lo fanno ancora.

Un lavoro giusto o sbagliato di segmentazione di una campagna Facebook fa di essa un successo o un insuccesso.

In fondo il marketing ha sempre lavorato, anche prima dell’avvento del web e del web 2.0,  per segmentare il mercato e costruire campagne promozionali in grado di colpire ed emozionare un determinato target.

Oggi utilizzando gli strumenti messi a disposizione da Facebook ADS e dall’area Facebook Business è possibile creare delle campagne molto ben targettizzate, monitorarle ed eventualmente correggerle e affinarle sempre meglio anche durante il lavoro di presenza sulla piattaforma.

Ma come si fa un corretto lavoro di segmentazione ? Lo vediamo in un prossimo post che andremo a pubblicare nei prossimi giorni. Tornate a trovarci !

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Cosa hai messo al centro della tua comunicazione? Ciò che vendi o il tuo cliente?
Da cosa sei partito quando hai progettato il tuo piano di web marketing?
Sei sicuro di conoscere il tuo cliente?

Vi racconto un’esperienza vissuta al lavoro proprio quest’anno.

Ero con un cliente che opera nel trasporto di persone su gomma – autobus – con diverse linee anche internazionali e dovevamo pianificare una efficace strategia di web marketing. La prima mia domanda è stata: chi è il vostro cliente? Dopo una lunga chiacchierata la mia attenzione viene richiamata dalla foto di una delle tante fermate operate sulle linee degli autobus.

Chi salirà su questo autobus di linea internazionale? Dalla foto sembra prevalentemente donne giovani o persone più in la con gli anni.

Il motivo per cui sceglieranno il bus come mezzo di trasporto rispetto al treno o all’aereo e il modo con il quale queste due tipologie di persona acquisteranno il biglietto saranno molto diversi: le giovani donne preferiranno il bus perché più “sicuro” rispetto al treno essendoci un minor turnover di passeggeri. Le persone più avanti con gli anni preferiranno il bus perché oltre ad essere più comodo, possono contare su un supporto per il carico – scarico bagagli anche di notevoli dimensioni. Inoltre le giovani donne acquisteranno direttamente on line il biglietto mentre le persone più anziane utilizzeranno le tradizionali biglietterie oppure saranno i loro figli e nipoti ad acquistarli.

Ne deriva che la comunicazione e ogni azione di web marketing deve essere differenziata per entrambe le tipologie di cliente individuato evidenziando determinate caratteristiche piuttosto che altre.
Il punto da cui partire è individuare queste “Buyer Personas” ovvero i profili del cliente della tua azienda. La targhettizzazione è molto importante, più si va nel dettaglio e maggiori saranno i risultati. Questo vuol dire che devi saperne quanto più possibile su ognuno di questi “target”, ponendoti alcune domande.

Ma quali sono le domande a cui devi trovare le giuste risposte? Eccone alcune:
• Qual è il suo problema principale a cui vuole trovare soluzione?
• Quali sono le sue aspettative?
• Su quali media puoi raggiungere queste persone?
• In che modo puoi intercettarli su questi media?
• Che tipo di contenuti (foto e video) li attraggono di più?
• Quali parole o frasi o modi di dire utilizzano maggiormente?
• In che fascia d’età si trovano?
• Sono prevalentemente uomini o donne?
• Etc…..

Domande tese a capire qual è il loro modo di ragionare, cosa li porta a preferire il tuo prodotto o servizio ed acquistarlo.

La conseguenza naturale di questa analisi è che la “buyer personas” ha prima avuto la sensazione che ti stai interessando proprio a lei ed ai suoi problemi e quindi lei ha preferito i tuoi prodotti o servizi.
Lo so, non è facile nè immediato, ma non ci sono scorciatoie.

Attenzione però, non raccontarlo con parole tue. Ricerca invece quelle parole che userebbe la persona che sta cercando come risolvere il suo problema cosi che trovi e preferisca la soluzione da te proposta.
Bene, ora sei pronto a pianificare il tuo piano di web marketing efficace, partendo con il piede giusto!

Se questo articolo ti è stato utile, condividilo con i tuoi contatti.

Raffaele Tortora – Esperto marketing digitale strategico

Mi è capitato sempre di dire che sul web il sito internet, il portale di e-commerce non possono vivere di vita propria. Possono certamente essere il terminale, il punto d’arrivo di una strategia digitale più ampia, ma non possono essere l’unico strumento dell’azienda presente sulla rete. Ho parlato spesso di ecosistema web e continuerò a farlo perché sono convinto che è l’insieme degli strumenti usati bene e in correlazione tra di loro che rendono efficace le strategie e le tattiche di marketing digitali consentendoci di giungere ai risultati sperati.

I canali social sono un altro pezzo dell’ecosistema web, un pezzo importante, ma, anche qui, non l’unico.

E’ possibile tirare giù un elenco unico e valido per tutti dei social utili da utilizzare in un ecosistema, delle cose da pubblicare, dei formati e delle modalità di pubblicazione ?

Io sarei del parere di dire: NO!

Ogni azienda, ogni prodotto, oserei dire ogni idea di business, ha obiettivi a sé stanti e tutti da progettare.

A cosa può essere utile l’utilizzo dei social ?

  • A rafforzare il brand aziendale
  • A creare una community attorno al brand
  • A generare relazioni
  • A generare lead
  • A trovare nuovi partner
  • A indurre all’acquisto, a vendere

Ognuno di questi sei obiettivi può essere completato dall’altro e può essere o diventare in realtà strumento per raggiungere ulteriori obiettivi di business.

Ad esempio: posso non essere conosciuto come azienda o può non essere conosciuto il mio prodotto e allora  utilizzo i canali social per far “girare” sulla rete il mio brand e creare una community attorno ad esso che parli dello stesso, che ne racconti le esperienze di utilizzo del prodotto, che invogli altri utenti ad entrare nella community… Qual’è il risultato da ottenere ? Rendere “riconoscibile” il brand… Anzi renderlo ricercato, quasi unico e invogliare i nostri interlocutori al suo utilizzo. Tradotto: in vendita del prodotto o fiducia estrema nell’azienda.

Il Web, specialmente se parliamo di Social, non è un canale di comunicazione fine a sé stesso è un luogo di relazione. L’utilizzo corretto e costante dei social network genera certamente nel tempo fiducia tra gli interlocutori e quindi genera una relazione. Genera quindi dei lead che sarà più semplice trasformare in clienti perché in essi si è già generato verso di voi un sentimento di fiducia.

Se parliamo di B2B è chiaro che i social network possono generare: partnership, collaborazioni, opportunità di business tra aziende.

Se il web, se i social raccontano esperienze positive con il vostro prodotto e lo “promuovono” potranno essere utili anche a “venderlo”.

Qual’è il social miglior per la mia azienda ? Non c’è !

Non c’è nel senso che dipende da cosa faccio, dove voglio arrivare, chi devo contattare, i miei interlocutori cosa vogliono vedere, leggere, ascoltare…

Facebook oggi è quasi imprescindibile, certamente anche Linkedin e Twitter lo sono.

Ma se vendo abbigliamento, viaggi, oppure sono un cuoco, offro ospitalità, vendo oggetti pregiati… che faccio, non apro anche un account su Instagram? E se ciò che faccio può essere meglio illustrato in una infografica rinuncio a Pinterest? E i video dove li metto su Youtube o su Facebook? Penso di fare delle dirette in streaming? In azienda si fanno degli eventi? In quale territorio opero, o il mio terreno di caccia è tutta la rete?

Come certamente avrete capito non c’è un dogma: “si fa così!” 

Bisogna costruire il progetto di marketing digitale non tralasciando nulla al caso. I canali social ? Proveremo a conoscerli uno ad uno nei prossimi post su “Strategie di Ecommerce”.

Intanto se volete guadagnare tempo contattateci !

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Una volta definito un Business Plan in un progetto di e-commerce, una volta stabilita una strategia, le persone a disposizione e i budget da utilizzare, c’è bisogno di cominciare a lavorare sui nostri canali.

Da dove cominciamo?

Dato per scontato che sappiamo che la rete internet si è evoluta molto negli anni passando da uno strumento di comunicazione a un strumento utile a creare relazioni, a generare lead quindi e a misurare il sentiment del nostro pubblico, dobbiamo essere anche consapevoli del fatto che le relazioni si basano su un principio fondamentale: Il “baratto”, cioè la disponibilità a dare qualcosa per ricevere qualcos’altro in cambio.

Se mi aspetto che qualcuno mi lasci la sua e-mail devo essere in grado di dargli qualcosa di utile in cambio. Un video? Un white-paper? Un mini corso? Una demo? Altro?

In ogni caso si tratta di promettere in cambio contenuti che vanno pensati e prodotti in base a ciò che vogliamo raggiungere. Fosse anche un “mi piace” su Facebook o una condivisione sui vari canali social.

Ma come produciamo contenuti?

Una delle cose che mi capita più spesso è quella di incontrare imprenditori preparatissimi, che sanno tutto o quasi del loro settore e della loro attività, ma che poi si bloccano o si perdono quando devono decidere come, quando, cosa pubblicare e chi lo deve fare…

La realtà è che bisogna mettere giù un vero e proprio piano editoriale.

Se ci facciamo qualche domanda possiamo essere facilitati nel lavoro di stesura:

  • Su quali prodotti o servizi puntiamo per ogni determinato periodo dell’anno? A questa domanda possiamo rispondere più facilmente se abbiamo in azienda un piano commerciale chiaro e definito in grado di fornirci questo genere di informazioni.
  • Ci saranno Eventi? Abbiamo pensato cioè di realizzare degli eventi in azienda? Abbiamo già un programma e delle date? Se la risposta è “si”, allora dobbiamo organizzarci affinché con congruo anticipo noi si possa generare la comunicazione del singolo evento e veicolarla a tutti i nostri contatti e a tutta la nostra “rete”. Partecipiamo a fiere ed eventi? Esattamente la stessa cosa. Promuoviamo la nostra partecipazione e invitiamo i nostri interlocutori. Facciamo campagne di advertising per generare nuovi contatti attraverso l’invito alla partecipazione.
  • Ci sono particolari attività stagionali? E’ chiaro che se la nostra attività ha anche la particolarità di avere dei picchi e/o dei “bassi” stagionali, allora bisognerà anche programmare attività che vadano a sostenere i picchi, ma anche e forse, soprattutto, i momenti dove l’attività di vendita è meno intensa.
  • Quali sconti o promozioni? Se facciamo sconti o particolari promozioni oltre a comunicare gli stessi dobbiamo fare un’attività di produzione contenuti a supporto. Mai tenere scollegata l’attività aziendale (la scontistica o le promozioni ad esempio) dal resto dell’attività di produzione dei contenuti. Contenuti che vanno oltre la semplice promozione di un prodotto, ma che ne spieghino caratteristiche e punti di forza sono sempre molto ben accetti dalla nostra utenza.
  • Faremo delle dirette streaming? Il video è uno di quei contenuti, insieme alle immagini, che più crea audience soprattutto nei canali social. Oggi è sempre più facile realizzare anche delle dirette internet che, ad esempio, facciano vivere, anche a chi non è potuto essere presente fisicamente, un evento aziendale. Canali come Facebook (e non solo) non richiedono alcuna competenza tecnica per fare streaming. Basta uno Smartphone e il gioco è fatto. Pensate che Facebook, nel mentre la diretta viene effettuata, segnala a tutti i vostri fan l’evento in tempo reale e la pubblicazione del video una volta che la diretta sia finita. Se facciamo streaming quindi, annunciamolo. E’ un modo per far conoscere l’azienda e generare nuovi lead.
  • Realizzeremo e pubblicheremo dei video? Tenendo conto che i concetti sono gli stessi del punto precedente, se produciamo e pubblichiamo video, rendiamolo noto perché essi di solito generano interesse. Se poi i video sono a valore aggiunto facciamo in modo che i nostri potenziali clienti per usufruirne ci lascino in cambio almeno una e-mail.
  • Presentiamo dei casi di successo? Non c’è nulla di più convincente di un caso concreto di successo per convincere della bontà di un nostro prodotto o servizio. Se poi il racconto è fatto direttamente dai nostri clienti allora l’attenzione e la possibilità di engagement aumenta in modo esponenziale.
  • Quali territori vogliamo «colpire»? Fare e-commerce o mettere su un’attività che raggiunga risultati grazie al digitale non significa necessariamente vendere on-line. Posso utilizzare “tutti i trucchi dell’e-commerce” e puntare a vendere in store piuttosto che on line. In questo caso bisogna avere ben chiari i territori che voglio raggiungere con il mio “messaggio”, ma soprattutto i territori che posso veramente servire attraverso la mia attività. A tutti piacerebbe vendere anche in una grande città pur essendo in una città territorialmente periferica. Vorremmo tutti magari vendere a Milano o a New-York, il problema è capire se siamo in grado veramente di farlo oppure se dobbiamo puntare a vendere in un territorio ben più vicino e circoscritto.
  • Quali clienti? Inserisco qui verso la fine di questa riflessione questa domanda, ma è chiaro che questa è una delle prime domande che un imprenditore si deve porre già in fase di ideazione della propria azienda, già in fase di stesura del proprio Business Plan. Se conosco i miei clienti posso creare contenuti più adeguati a loro e in grado di coinvolgerli.
  • Quali «personas»? Abbiamo nella nostra mente dei “clienti tipo” (ideali) che penso si possano avvicinare con interesse alla mia attività? Devo tracciarne il profilo ideale, il loro carattere, i loro interessi, la loro condizione sociale, la loro famiglia, il loro lavoro, il loro tempo a disposizione e così via e arrivare a costruire dei contenuti e delle proposte fatte a posta per loro.

Se vuoi approfondire contattaci !

Ormai è un fenomeno conosciuto quello che va sotto il nome di Webrooming. In pratica, chi acquista un prodotto o un servizio, fa prima un’accurata ricerca e valutazione del prodotto sulla rete e poi si reca in un negozio reale ad acquistarlo.

Secondo molti studi questo fenomeno è ancora più diffuso del tanto temuto Showrooming, cioè la tendenza del consumatore a vedere un prodotto in negozio e poi cercarlo sulla rete.

Se così è, forse è il caso di capire come poter fare per intercettare queste persone che comprano in negozio dopo aver fatto una ricerca sulla rete.

Come possiamo fare allora per intercettare una parte di coloro i quali praticano il webrooming ?

E’ chiaro che il pubblico che parte dalla navigazione in rete non può essere intercettato per strada, ma deve essere agganciato sulla rete.

Per intercettare persone e possibili clienti sulla rete è necessario essere presenti on line e mettere in campo tutte quelle azioni e quelle risorse in grado di rendere visibile e concreta la possibilità che chi cerca un determinato prodotto poi si decida a venirci a far visita in uno store fisico, nel nostro negozio.

Qual’è la strategia ? Certamente sarà una strategia local, perché non solo dovremo dire che quel prodotto è presente nel nostro showroom, ma anche che quel prodotto lo possono trovare nel nostro negozio a Milano, piuttosto che a Napoli, Roma o Foggia.

Avremo bisogno quindi mette in campo una strategia digitale fatta di tanti strumenti: Sito internet (se necessario con catalogo), attività social, campagne di advertising sui motori e sui social individuando bene: target, prodotti, luoghi, età, sesso, lavoro dei nostri possibili interlocutori.

Dopo averli agganciati bisognerà farli “restare” con noi… ecco perché nulla si improvvisa e per ogni obiettivo va pensato e realizzato un funnel di marketing in grado di trasformare quel contatto in lead caldo, in cliente.

Lo scopo che ci poniamo noi di Stretegiediecommerce.it e di Propostadivalore.it è quello di aiutare le aziende ad usare al meglio il marketing digitale per poter ingaggiare nuovi clienti e fidelizzare i propri senza aver alcun timore dell’avvento di internet o dell’e-commerce, anzi sfruttandone a proprio vantaggio strategie e strumenti, senza dimenticare che sempre e comunque c’è bisogno di avere in bene mente gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Il prossimo 26 ottobre saremo a SMAU Milano a parlarne in un workshop:

Pillole di Web Strategies: il webrooming e i funnel di marketing digitale al servizio delle imprese